Il teorema delle menti

Il teorema delle menti

L’egiziano investigatore Akenon e Arianna agli inizi del 500 a.C hanno ormai abbandonato la Magna Grecia e con essa Pitagora, guida spirituale e padre della giovane. Cartagine il luogo della rinascita, un bambino che sgambetta per casa e uno in arrivo. La vita sembra scorrere in modo tranquillo, ma dietro i due eroi forze oscure lavorano alla distruzione del loro e dell’altrui mondo, cercando di sovvertirne gli equilibri di potere. Ne assaporano le conseguenze Elena e Daniel ai giorni nostri, psicologi cognitivi che lavorano sulla mente umana alla scoperta di nuove frontiere d’indagine. Un uomo - che poi non è tanto un essere umano quanto la trasposizione in essenza del Male stesso - si insinua negli eventi, la sua presenza liquida fa sì che si intreccino due storie lontane nel tempo e ne facciano una sola, lunga un tempo unico. Un passato che non soltanto spiega il presente, ma si evolve con lui, combattendo, parallelamente a distanza di secoli, la stessa battaglia…

Pur rimanendo legato per questioni di continuity all’opera prima, in questo secondo romanzo Marco Chicot - cercando di non perdersi comunque per strada gli appassionati del genere - pubblica un doppio racconto che al thriller storico, di cui lui è uno dei più giovani esponenti, affianca una storia tutta contemporanea. Scritto insieme con il primo libro, come lo stesso autore ha svelato, Il teorema delle menti è una opera seconda che rischia anche un po’, non cavalcando esattamente l’onda della narrazione esotica, frutto di ambientazioni e vicende da “fabula mitica” (che somministra ora in pillole). Una Spagna contemporanea conserva nel ricordo - sebbene forte - il passato della classicità, ma la polpa del romanzo sta tutta nella realtà che ci circonda. Ecco che la riflessione sulla manipolazione della mente, le confraternite, le fughe e i combattimenti apocalittici Bene-Male prendono tutto un altro sapore, e lo si percepisce in modo tanto più forte perché il confronto lo viviamo tra pagina e pagina, in un racconto serrato che rimbalza da ville cartaginesi con i loro custodi a citofoni di palazzine madrilene.

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