Il terzo occhio

Il terzo occhio
Ha quattro anni Lobsang Tuesday Rampa, e fa una gran fatica a restare in sella ad un pony riluttante sotto lo sguardo severo e dispotico del vecchio Tzu, un monaco poliziotto il cui compito è quello di badare a quel piccolo principe destinato a grandi imprese. L'educazione che riceve è durissima, come quella che i tibetani riservano a tutti i figli delle famiglie nobili. La compassione è solo per chi nasce povero e Martedì Lobsang Rampa dovrà affrontare un'esistenza difficile. A Lhasa il piccolo trascorre le giornate già carico di forti responsabilità, desto diciotto ore su ventiquattro, impegnato nello studio delle lingue, dell'aritmetica, dell'arte dell'incisione. Ancora non sa quanto la sua passione per il volo degli aquiloni gli tornerà utile nel futuro che è già lì ad attenderlo. Un futuro già tracciato nelle carte astrali che eminenti saggi hanno approfonditamente studiato e il cui contenuto sveleranno ai suoi genitori al termine di un'attesa cerimonia, al cospetto di invitati arrivati da tutto il Tibet. I preparativi fervono per settimane, ogni cosa è curata nei dettagli, l'occasione è solenne. Lobsang non sa ancora che dopo pochi giorni, a sette anni, dovrà entrare in una lamaseria al superamento di una durissima prova di resistenza, per divenire - dopo anni di specifici insegnamenti - un prete chirurgo dotato di grandi poteri psichici. Dovrà "sopportare gravi avversità, abbandonare la patria, recarsi tra genti straniere. Perdere ogni cosa, e ricominciare daccapo, e infine riuscire"...
Lobsang Lampa, lama tibetano, racconta in questa autobiografia molto più della storia di un uomo, seppur destinato a grandi imprese. Ci narra di una terra lontana all'inizio dei tempi bagnata dal mare, pianeggiante ed accogliente, abitata da giganti ed ora relegata ai luoghi impervi che circondano le montagne più alte del mondo tra ghiacciai perenni, yeti e yak. I dubbi da molti avanzati sulla reale identità dell'autore e sull'autenticità della storia che ci regala non minano in alcun modo la vividezza dei colori con cui dipinge una terra e una cultura che da sempre affascina e conquista. Il terzo occhio è un libro che diviene viaggio, uno di quelli che lasciano il lettore sempre un po' più in là del punto di partenza. Giallo zafferano, rosso sangue, bianco: sono solo alcune delle tinte che restano impresse negli occhi e nella memoria, che diviene esperienza, cultura, conoscenza di una tradizione lontana e interpretazione di tragici avvenimenti storici quali l'invasione inglese prima e cinese poi, a danno di un popolo che chiede solo di poter proseguire indisturbato la propria evoluzione, nel rispetto del proprio modo di guardare alla vita e alla morte.

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