Il Terzo Reich

Il Terzo Reich
Udo Berger, campione tedesco di wargames, va in vacanza con la fidanzata Ingeborg. Meta: la Costa Brava spagnola, e più precisamente l’Hotel del Mar, un albergo vicino alla spiaggia in cui il protagonista passava le vacanze con i genitori. Per Udo la vacanza non è progettata all’insegna del relax, con il solito ritmo spiaggia, ombrellone e divertimenti notturni. Il venticinquenne è infatti partito per scrivere un articolo su una variante strategica del gioco “Il Terzo Reich”, che presenterà a una rivista specializzata e per preparare una conferenza che terrà al suo ritorno dalle ferie a Parigi. Nel paese la coppia fa ben presto amicizia con un meccanico di Oberhausen, Karl Schneider, detto Charly, e la sua compagna, Hanna, che fa la segretaria nella stessa azienda di Charly. I due amici introdurranno Udo e Inge nella movida notturna, presentando loro personaggi della fauna locale, quali il Lupo, l’Agnello e il Bruciato. Tra una partita e l’altra, Udo ben presto verrà coinvolto in una serie di eventi che scardineranno le sue certezze amorose - complice anche la misteriosa padrona dell’albergo Frau Else, di cui era già innamorato da ragazzino - e la sua integrità di giocatore modello...
Scritto nel 1989, guarda caso proprio quando stava cadendo il Muro di Berlino, il romanzo dell’autore cileno ci porta in un’atmosfera che ricorda l’afasia de Il deserto dei tartari di Buzzati, mescolata a una paranoia post-kafkiana degna del migliore Philip K. Dick. Il libro traduce la passione/ossessione dell’autore per la Seconda Guerra mondiale e per i giochi di strategia (in un’intervista dichiarò infatti di possederne una collezione sia da tavolo che da computer) in un caleidoscopio di sensazioni stranianti, sogni oscuri, atmosfere cupe e triangoli morbosi, approdando a un diario che man mano che passano i giorni e le pagine delinea la decadenza morale e mentale di un giovane ingenuo e legato al suo piccolo mondo immaginario. Il gioco di strategia diventa quindi una grande metafora per analizzare il nostro tempo, basato su certezze fragili, su regole che da un momento all’altro possono essere disconosciute e infrante. Come in Jurassic Park di Michael Crichton un piccolo errore porta al disastro caotico e ingovernabile, anche qui una piccola svista in una partita porta alla pazzia e alla demolizione delle certezze. Una ‘vacanza di ordinaria follia’ non particolarmente amata dallo stesso Bolaño (che non si è mai espresso in termini lusinghieri su quest’opera), ma che ai nostri occhi rivela le potenzialità di una voce immensa e completamente aliena al suo tempo, fuori moda e già classica agli esordi.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER