Il terzo tempo

Il terzo tempo
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Costanza ha sessantaquattro anni, un fisico asciutto e allenato, un passato da insegnante universitaria, la paura di invecchiare che esorcizza curando la rubrica “Happy Aging” su una rivista per pensionati e un’esistenza piena di amicizie, interessi e futuro. Qualcosa però finisce per spezzarsi il giorno in cui il padre, Giulio, muore e le lascia in eredità oltre alla porzione di un convento a Civita di Bagnoregio, anche 750.000 euro, frutto di avveduti investimenti nel campo delle nuove tecnologie. Ormai privata della “possibilità di sentirsi figlia”, apparentemente svincolata dagli obblighi matrimoniali che la legano al quasi ex marito, Dom, con cui conduce da tempo una vita separata, il figlio Matteo in Texas, Costanza matura un’idea quanto mai temeraria. Decide infatti di “trasformare il convento in una casa di riposo alternativa”, “una comune di gente vecchia” e coraggiosa, simile a quella con cui giovanissima decise di andare a vivere a Milano. Nonostante lo scetticismo di Dom, di Matteo e delle sue care amiche Livia e Luciana, Costanza è animata da un entusiasmo travolgente e da una cieca ostinazione, comincia quindi a cercare i suoi compagni dell’epoca per convincerli a dividere con lei gli spazi di Civita e gli ultimi anni di vita. Grazie all’aiuto di una giovane amica italo-inglese, Chelsie, si mette in contatto con Anna e Mauro, gli unici facilmente reperibili attraverso il web. Ma le cose prendono una piega imprevista, Mauro non si rivela all’altezza del progetto, Anna è purtroppo ammalata di leucemia, in fase terminale e Costanza inizia a percepire l’insensatezza di quel disegno azzardato. Dopo aver scoperto che Dom frequenta una donna di cui sembra essere innamorato, Costanza resta profondamente turbata e scompare. Ma anche in sua assenza, il destino finirà per riannodare fili di esistenze all’apparenza lontanissime…

Il terzo tempo nel gioco del rugby è un momento bellissimo del dopo partita che vede riuniti i giocatori delle due squadre avversarie per bere, scherzare e cantare insieme una volta deposte le reciproche ostilità. La metafora che Lidia Ravera prende in prestito dal mondo dello sport è un passaggio poetico e delicato che precede la vecchiaia e aiuta a prepararsi al capitolo finale. “In fondo nella terza parte della vita ti trovi in una condizione dannatamente simile a quella dell'adolescenza. Hai molto tempo per te. Hai paura della solitudine, hai paura del tuo corpo che sta cambiando. Ti senti sola, ti senti unica. E hai bisogno di fare rumore”. Non nuova nell’affrontare i temi legati alla terza età e al tempo che passa, Lidia Ravera torna alle stampe con un romanzo originale e intimista ma anche avvincente come un giallo. Ogni cosa e ogni personaggio ruotano intorno alla figura principale di Costanza che è il motore primario dell’intera storia. Sessantaquattro anni e non sentirli, potremmo dire, abituata ad una vita attiva e piena di stimoli, Costanza non si arrende e partorisce idee che possano garantirle un futuro prossimo oltre i confini angusti di anni che sembrano sottrarre più che donare. La sua energia, inizialmente incompresa, diventa all’insaputa di tutti la ragione per credere in qualcosa che doni speranza oltre che il coraggio per dominare la paura della fine. Costanza è il perno nell’esistenza di molti intorno a sé: lo è per Dom, suo marito, nonostante i tanti anni condivisi e la apparente immobilità del loro rapporto, lo è per suo figlio, Matteo, trentaseienne in crisi creativa e con un percorso personale ancora da definire, lo è per le sue amiche e anche per la giovane Chelsie che cerca inconsapevolmente una madre e finisce per trovare un’amica. Ma la donna diventa anche l’occasione per i suoi vecchi compagni della comune di dimostrarsi migliori di quelli che sono, superando le differenze in nome di un progetto che si rivelerà una missione salvifica per tutti. La crisi che attraversa Costanza e la sua fuga, che è poi una sorta di cammino iniziatico a ritroso nei luoghi che l’hanno vista felice in passato, coincidono con la dolorosa consapevolezza che niente è destinato a rimanere com’è. Invecchiare con stile è un lavoro che comincia da se stessi, presuppone un cambiamento di prospettiva e uno sguardo più benevolo sulle cose del mondo. L’intransigenza è figlia della gioventù, così come il lusso di pensare al domani come al regno delle mille, imprevedibili possibilità, al terzo tempo spetta invece il dovere di navigare a vista, lucidamente, continuando a costruire in nome di un oggi che rimane comunque pieno di occasioni. Questo libro insegna ad affrontare l’avanguardia della vecchiaia con tenerezza, senza sentirsi arrabbiati o derubati, senza provare rancore, rimorso o rabbia. È un breviario prezioso e commovente che in molti dovrebbero leggere a partire da quella che consideriamo essere la “metà del cammin di nostra vita” ma che anche le persone più giovani farebbero bene a sfogliare per diventare consapevoli di evoluzioni inevitabili e a torto sottovalutate. La vecchiaia è democratica, l’importante è sapere che prima o poi finiremo per arrivarci e se ci si arriva preparati è meglio. Per citare la Ravera, dal suo blog Ilterzotempo.org - Come invecchiare senza essere vecchi, “tutto dipende da come ti attrezzi. Se ti alleni tutta la vita, arrivi allenato; se stai seduto, arrivi seduto”.



 

 

 

 
 
 
 

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