Il tesoro occulto dei nazisti

Il tesoro occulto dei nazisti

La notte tra il 24 e il 25 febbraio 1942, a Los Angeles, si verificarono diversi allarmi aerei: alle 3.16 la Brigata di artiglieria costiera aprì il fuoco, che venne fatto cessare alle 4.14. Il mattino dopo, la stampa e la popolazione cominciarono a porre delle domande all’intelligence navale americana, la quale rispose che, alle 2.15 del 25 febbraio, un oggetto volante non identificato era stato registrato dai radar a 193 km dalla West Coast: Pearl Harbor era una cicatrice ancora aperta, pertanto erano state prese misure di massima sicurezza. Tuttavia, l’intelligence mancò di fare chiarezza sull’identità dell’oggetto volante, dando il via a teorie e ipotesi di ogni tipo: un falso allarme? Degli ufo? Degli aerei giapponesi?... La Bürgenbräukeller era una birreria di Monaco di Baviera dove Hitler lanciò, nel 1923, il Putsch di Monaco, e dove era solito tornare ogni anno per stare in compagnia dei ‘nazisti della prima ora’. La sera dell’8 novembre 1939, una bomba esplose al suo interno, ma il Führer scampò all’attentato: gli impegni di guerra e il cattivo tempo lo costrinsero a rientrare anzitempo a Berlino: l’ordigno deflagrò circa dieci minuti dopo la sua partenza. A piazzarlo fu l’anarco-comunista George Elser, che concepì e mise in atto il piano in completa solitudine. Eppure, al tempo, non mancarono ipotesi circa un coinvolgimento esterno: l’intelligence britannica? Otto Strasser? Altri compagni?

A Michael Fitzgerald piace la storia e, a quanto pare, la Seconda Guerra Mondiale in particolar modo: lo scrittore inglese ha infatti già pubblicato diversi libri – non tradotti in italiano – aventi come oggetto il conflitto che ha indubbiamente segnato il ventesimo secolo, trattandolo in maniera piuttosto trasversale. Tra i suoi scritti se ne annovera infatti uno biografico, Adolph Hitler: A Portrait, uno di inchiesta, Hitler’s Secret Weapon of Mass Destruction, e persino uno ucronico, Payback, genere che ha avuto una florida fortuna letteraria e cinematografica a partire dagli anni duemila (si pensi a Il complotto contro l’America di Roth o a Bastardi senza gloria di Tarantino). Con la sua nuova uscita, Il tesoro occulto dei nazisti, Fitzgerald abbraccia il campo dei misteri e dei complotti, con l’obiettivo di separare “i fatti dalla leggenda e la propaganda dalla pura invenzione”. L’autore suddivide così la sua opera in tredici capitoli, distinguendo diverse aree tematiche – Morti misteriose, Misteri aerei, Misteri marittimi, Tesori nascosti, Misteri dello spionaggio, e così via –, all’interno delle quali si susseguono storie pertinenti, appunto, al macro-argomento. Tuttavia, al netto di una scrematura nemmeno troppo severa, ben pochi appaiono i frammenti meritevoli di attenzione: alcuni, come “La battaglia di Los Angeles” e “La morte di Glenn Miller”, tanto per citarne due, non aggiungono nulla di nuovo a quanto già riportato da Wikipedia; altri (“I cani russi anticarro”, “La maledizione della tomba di Tamerlano”) sembrano piuttosto dei racconti inseriti solamente per aggiungere maggiore corposità al testo. In mezzo a questi estremi risiede la bontà del testo, troppo esigua per poterne risollevare le sorti.



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