Il testamento della signora Gaetani

Il testamento della signora Gaetani
Emilia Elvira Gaetani è sana di mente e di spirito, nubile, senza figli e libera di disporre delle sue sostanze come meglio crede. Diverse persone le vogliono bene e le sono accanto, ora che è più vicina ai cento che ai novanta: con tutte è generosa e riconoscente. Emilia Elvira Gaetani è ricca. Emilia Elvira Gaetani è nata a Modena, il quattordici di aprile del 1915. Emilia Elvira Gaetani ora è morta. In casa. A Genova. Cranio fratturato. Forse un incidente, ma Canepa, il carabiniere che conduce le prime indagini, non ne è convinto. Chiama il suo superiore, il maresciallo Isidoro Corradi. Che non “se ne fa persuaso” - per dirla con Montalbano - nemmeno lui. Tra l’altro, Emilia Elvira Gaetani ha nominato, prima di chiedere “al buon Dio, che già mi ha concesso la grazia che la morte non mi cogliesse impreparata, il perdono dei miei peccati e la Sua benedizione su tutti voi”, come esecutore testamentario un “uomo di giustizia, sicuro e fidato, che tanto si è prodigato quando ho avuto bisogno”, a cui lascia i propri diari: “voglio che li legga senza giudicarmi troppo severamente, poi ne faccia l’uso che riterrà più opportuno”. Quell’uomo è proprio Isidoro Corradi…
Non è la prima volta che il maresciallo Isidoro Corradi è protagonista di un romanzo, anzi, è la quarta avventura che a lui dedica Armando D’Amaro, e nel corso della narrazione non mancano riferimenti agli episodi precedenti, così come in generale al passato, che dà vita a un interessante dualismo con la dimensione temporale contemporanea allo svolgimento della storia. Il testamento della Signora Gaetani è un gioiellino da gustare un boccone alla volta oppure, a seconda delle preferenze, da mandar giù come un bel bicchiere d’acqua fresca quando la sete si fa sentire più forte che mai. La prosa di D’Amaro è facile e scorrevole, piacevolissima e raffinata: ha ritmo ed è solidamente strutturata, i dialoghi sono credibili. Aggraziata anche se parla di delitti, somiglia a un quadro in cui non manca nessun dettaglio, e non c’è né troppo né troppo poco. Il protagonista, poi, è una figura davvero interessante, che certo si inserisce in una tradizione di grandi detective burberi e individualisti, ma che sanno valorizzare i propri collaboratori, dotati di intuito e sensibilità e con un rapporto di amore-odio con la nicotina, però con delle specificità originali e coinvolgenti.

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