Il treno era in orario – Il pane dei verdi anni

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Andreas fuma l’ennesima sigaretta. È in viaggio con la fanteria tedesca verso il limite del fronte orientale in rotta durante la Seconda guerra mondiale, su questo treno triste e infame, perché profuma di morte. Ed aspetta con ansia, ma anche rassegnazione, l’avverarsi della sua profezia: giunto a destinazione sarà ucciso. Non importa come. E così le fermate improvvise, il chiasso o il russare dei commilitoni, gli odori forti e sgradevoli, tutto appare trascurabile di fronte alla prospettiva della fine. Ha stretto amicizia con due commilitoni, l’apparentemente vitale Willi e un ragazzo biondo. Ma il primo scappa da una licenza infelice, dove ha scoperto l’adulterio della moglie ed il secondo è stato marchiato a fuoco dai crimini silenziosi della guerra, sottoposto a violenze sessuali dal proprio superiore in uno sperduto avamposto fuori da qualunque controllo. Intanto c’è chi magnifica nuove armi, chi crede nella invincibilità del Führer e il convoglio lentamente sta arrivando dove deve. Andreas cerca di espiare i suoi peccati, ricorda solo i torti veri o presunti che ha inflitto, mangia le ultime scorte, beve e fuma molto e ha un solo rammarico: non aver vissuto mai nemmeno un’ora d’amore, nel senso fisico e spirituale, e gli sembra ingiusto dover morire così, con questa deficienza…

In questo romanzo del 1949 troviamo un Heinrich Böll, futuro premio Nobel per la letteratura, ancora decisamente immaturo, lontano anni luce dalla intensa crudeltà tenera e viscerale, condita con acido sarcasmo, che permea romanzi come Opinioni di un clown oppure Foto di gruppo con signora. Qui lo scrittore tedesco appare ancora legato a schematismi primo-novecenteschi, ad un tono elegiaco sentimentale che fortunatamente lascia decantare negli anni per arrivare a quella sua maestria nel ritrarre drammi esistenziali con sullo sfondo ben più ampi scenari riuscendo a miscelare sentimento, rimorso, rancore, vendetta e riscatto. Andreas come simbolo e vittima di un sistema folle e violento, costretto a perire senza appello in nome di una guerra che ormai è perduta ed allora conta uno sciocco e stupido onore di resistere fino allo stremo, per portare a compimento la distorta ideologia hitleriana e morire tutti. Quel che sorprende è la dimensione personale, intimistica del racconto ambientato in questo scenario da girone infernale dantesco, senza indulgenze di sorta. La maestria dello scrittore tedesco sta però in questa sua innata capacità di congiungere individuale e collettivo, conscio della immane tragedia vissuta dal suo popolo ma senza mai assolverlo o condannarlo in toto, semplicemente descrivendolo senza mai ignorare di lanciare strali su chi ha guidato verso sentieri così impervi (e successivamente, a suo parere, ipocriti) il destino morale di una nazione.

 


 

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