Il treno per Istanbul

Il treno per Istanbul
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L’Orient Express è partito da Ostenda, destinazione Istanbul. Tra i primi a salire ci sono Coral Musker, giovane ballerina, Carleton Myatt, un uomo d’affari ebreo e un medico misterioso che vuole tornare a Belgrado. Il viaggio non inizia molto bene: proprio durante la prima notte Coral ha un malore. Secondo il medico si tratta di un problema al cuore e la ballerina ha bisogno di completo riposo. È Myatt ad accoglierla nella sua cuccetta, mosso dalla compassione: impossibile stare con le mani in mano di fronte a una ragazza senza neanche una cuccetta. Nel frattempo l’Orient Express continua il suo viaggio, verso Colonia. È qui che salta sul treno, nel vero senso del termine, Mabel Warren, giornalista: ha riconosciuto nel medico il celebre dottor Richard Czinner, capo dei rivoltosi socialisti, fuggito in fase di arresto. Per Mabel questo potrebbe essere lo scoop della sua vita. È a Vienna che il ladro Josef Grunlich riesce a salire sul treno rubando la borsa di Mabel: ha appena ucciso un uomo e non gli resta che scappare. Nel frattempo l’Orient Express si dirige verso Subotica…

“Un’umanità spaventata, insicura, dubbiosa, tragica e dolente”. è così che il giallista Antonio Manzini (lo stesso del Vicequestore Rocco Schiavone) sintetizza Il treno per Istanbul di Graham Greene nella prefazione della sua recente riedizione. Manzini si riferisce a un romanzo scritto nel 1932, particolarmente influenzato dalle vicende storiche e politiche dell’epoca, eppure l’umanità è ancora dubbiosa, spaventata, insicura. Oggi più che mai. L’Orient Express, teatro scelto da vari scrittori, da Agatha Christie a Ian Fleming, è un microcosmo in cui si intrecciano le vite, i disagi, i fraintendimenti dell’umanità. Dell’umanità del 1932 e dell’umanità di oggi. I personaggi rappresentano ciascun malessere e sentimento umano: dalla corruzione alla menzogna, dall’amore all’interesse economico, dal razzismo alla povertà. Proprio come a teatro, tutti i volti di Greene si alternano sul grande palcoscenico delle rotaie, tra sorprese, coincidenze, intrecci, svolte e imprevisti. Greene riesce a creare una trama intricata, pane per i denti di lettori appassionati di storie e pura narrativa. È lo stesso autore a definire Il treno per Istanbul “romanzo di intrattenimento”, in cui il lettore ha fame di sapere, di andare avanti nella storia, di smascherare i personaggi. Sullo sfondo l’Europa, con i suoi paesaggi variegati, in continuo cambiamento nel viaggio verso Istanbul. Un contesto affascinante, in cui l’esterno, quello che scorgiamo dai finestrini del treno, diventa espressione dell’interno, di ciò che succede tra i vagoni, nella mente e nei cuori dei personaggi. E mentre tutto fuori scorre, ci chiediamo se i passeggeri riusciranno a scardinare la loro staticità e a riemergere dal loro stagno. Lontano dai pregiudizi, dalle paure, dalle contraddizioni.



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