Il treno nella stanza

Un pittore - a corto di ispirazione e privo di stimoli da tempo - non ha più la forza di dipingere. Vive appartato in una stanza, ha staccato il campanello nella ferma intenzione di non voler ricevere e parlare con nessuno. In una condizione di assoluto silenzio, accompagnato di tanto in tanto solo dal suono della musica, lavora alla stesura di un romanzo noir la cui trama stenta a sua volta ad assumere una direzione ben delineata. Egli sente che la propria esistenza si è interrotta in un punto critico, in cui il groviglio di scelte e decisioni irrisolte attende di essere disciolto. Dopo aver preso commiato dalla moglie e aver richiesto all’Accademia di rinviare i prossimi impegni di lavoro, decide dunque di partire alla ricerca del punto esatto in cui la propria vicenda umana, oltre che professionale, ha iniziato a procedere verso un binario morto. Il proposito di ridefinire le ragioni della sua vita lo vede compiere un viaggio a ritroso tra sogni e memoria di luoghi e di persone che con lui hanno attraversato il tempo, per finire, irrigiditi come fossili, in un antro oscuro della mente…
Secondo romanzo di Carlo Truppi, già illuminante autore di saggi dedicati al mondo dell’arte e dell’architettura, nella sua complessità narrativa Il treno nella stanza colloca l’autore in una zona della letteratura che diventa difficile etichettare. Ma nella quale guadagna una posizione di buon rilievo, in virtù della sua profonda perizia introspettiva e della proustiana capacità di restituirci il piacere di perderci negli intricati cunicoli del tempo alla ricerca di quello che dovremmo per sempre portare con noi come un segno riconoscibile del destino e di quello che dovremmo invece gettare, come pietra inutile, alla nostre spalle. Gli avvenimenti dell’infanzia, gli amici, l’inguaribile istinto sognatore del padre Rocco, la segreta  malinconia della madre Gaia, il fratello Giorgio e la sorella ritrovata, l’immagine di una donna incantevole tra i bagliori lunari. Alla fine la melodia dei ricordi e dei desideri distilla segni, essenze e sapori incredibilmente ricchi, concentrati e sapienti. E quanto più i volti si affacciano vivissimi alla memoria e la linea del suo itinerario si allunga in un arabesco senza fine, tanto più egli scopre di possedere una coscienza della vita, dell’arte e dell’amore che credeva di ormai di avere definitivamente smarrito.

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