Il trionfo del sole

Il trionfo del sole
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Siamo a Khartum, alla fine dell’Ottocento. Rebecca è una giovane donna, figlia di David Benbrook, console inglese in questa città, circondata dal deserto del Sudan, dove si incrociano il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro, città posta sotto assedio dai dervisci. Rebecca, orfana di madre, pur se appena diciassettenne viene invitata dal padre a fare le veci della padrona di casa e da madre alle sorelline più piccole, le terribili gemelle Amber e Saffron, che dovrebbero trovare in lei un esempio e una mano forte per crescere. Il console, inoltre, vorrebbe spedire le sue figlie in Gran Bretagna, in salvo, ma Rebecca sostiene di non volersi spostare da lì, senza suo padre. La soluzione la trova il generale Gordon non appena arriva Ryder Courteney, un ricco mercante, con la sua imbarcazione a vapore, carica di merci, che requisisce per portare in salvo quanti più inglesi possibile, in attesa che giunga l’esercito di rinforzo per poter ristabilire le sorti di quel territorio in guerra. L’arrivo di Ryder Courtney viene accolto con entusiasmo dalle gemelle che stanno aspettando il loro regalo e che fanno gli occhi dolci al bell’uomo, chiamandolo addirittura “beau”. Ne sono tanto affascinate, pur se poi prendono in giro la sorella più grande: “Ryder è il tuo bello, eh?”. Ma non fanno in tempo ad affermarlo che i dervisci, appostati dall’altra parte del fiume, cominciano a bombardare con i cannoni la nave di Courteney, fortunatamente senza esito. “Voglia il cielo che la loro mira sia sempre quella solita...”, osserva il console…

Sangue, troppo sangue, in un indugiare continuo su guerra, assalti, imboscate, rese dei conti tra militari dell’esercito anglo-egiziano e i dervisci, con i loro sultani, emiri, profeti e grandi capi. Mitragliette (le prime della storia) che si inceppano dopo essere surriscaldate, sciabole arabe talmente affilate da tagliare un albero in due. E poi l’attesa snervante di un rinforzo considerevole inglese che non arriva mai, mentre, nel frattempo, le varie “famiglie” di arabi, tutte insieme costituiscono una marea infinita di uomini che tengono sotto assedio il fortino di Karthum. E come se tutto questo non bastasse ci sono fame, malattie, coccodrilli, rivolte e torture. No, questa volta Wilbur Smith non ha risparmiato proprio nulla ai suoi lettori, nemmeno un pizzico di violenza che ha condito con il caldo terribile del deserto che quasi soffoca anche chi sta leggendo, come chi si trova sotto un sole alto in cielo e senza alcun riparo. Anche l’amore sembra essere perfettamente in linea con questa atmosfera di grande confusione e trambusto, vuoi per la sabbia e la polvere, vuoi per le etnie che arrivano continuamente in soccorso ad un esercito già ben nutrito dei seguaci di Allah. Un doppio amore: ufficiale o mercante? Denaro o avventure e il più classico dei “marinai” con una donna a ogni porto? Ma quando le decisioni sembrano prese, ecco un’altra sorpresa, che, come sempre nella vita, non finiscono mai. Anzi Wilbur Smith non risparmia proprio colpi di scena inaspettati: fino all’ultima parola non c’è mai nulla di certo e soprattutto riesce a metterci di tutto, anche Pablo Picasso! Tenera, sotto certi aspetti, la scoperta del treno da parte di Osman Atalan.



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