Il trono di Roma

Il trono di Roma

8 giugno 68 d.C., accampamento dei pretoriani, Roma. Nerone giace accasciato su una sedia. Con una secchiata di acqua gelida riprende violentemente i sensi: prova a muoversi, ma una corda lo trattiene; il corpo dolente è ricoperto di tagli e lividi. Nerone non comprende bene dove sia tenuto prigioniero, l’ambiente è buio, l’unica fonte di luce proviene da un fuoco che brucia; riesce solo a scorgere tre soldati – gli stessi che lo hanno rapito e trascinato fin lì – che si passano un otre di vino parlottando fra loro. Mentre Nerone pensa alla vendetta e a come l’esecuzione di questi tre traditori dovrà essere esemplare, uno dei soldati si avvicina con un ghigno fra i denti togliendo dal fuoco una daga affusolata. A nulla servono i buoni propositi di rimanere imperturbabile: il grande Nerone è preso dal terrore; e nonostante lotti contro le corde che lo trattengono, nonostante prometta titoli, denaro e impunità, il centurione avanza con la lama infuocata puntata agli occhi. Sei giorni dopo Nerone riprende i sensi; deve essere l’alba perché sente il canto del gallo, eppure il suo mondo si è ormai ridotto al buio, alle sole sensazioni tattili e uditive, a quel dolore cupo e al ricordo di lame incandescenti che gli affondano negli occhi mentre sangue scuro e denso gli cola sulle guance...

Nel giugno del 68 d.C. Nerone perse il potere dopo tredici anni da imperatore di Roma. Le testimonianze di Tacito, di Svetonio e degli storici cristiani ‒ gli stessi che per altro hanno costruito attorno al personaggio l’aura cupa che ancora oggi lo caratterizza – raccontano di un Cesare che, di fronte all’ammutinamento delle legioni nelle province e alla slealtà dei pretoriani a Roma, preferì suicidarsi piuttosto che soccombere. David Barbaree, avvocato ed appassionato di storia romana, costruisce un interessante plot a metà tra storia e finzione narrativa, proponendoci una figura diversa da quella nell’immaginario collettivo che al nome di Nerone evoca automaticamente il rogo di Roma accompagnato da suoni di lira. Barbaree è innanzitutto un uomo di legge, ligio al regime probatorio e l’avvocato che è in lui ha “sempre trovato strana, perfino ingiusta, l’esiguità di prove in base alle quali Nerone e gli altri ‘mostri’ del primo impero sono stati condannati”. Gli storici dell’antichità si sono limitati – secondo l’autore – a riferire ciò che altri hanno osservato: ricordiamo che Tacito, Svetonio e Cassio Dione grazie ai quali conosciamo le vicende di questo periodo non sono contemporanei di Nerone ed anzi hanno scritto di lui decenni dopo (nel caso di Dione addirittura più di un secolo dopo); tutti e tre hanno narrato “da un’unica prospettiva, maschile e aristocratica”, e tutti e tre non erano solo storici ma anche politici. Un procedimento, secondo Barbaree, inammissimile in un tribunale poiché “si tratta di sentito dire, che per sua natura, è inaffidabile”. E inoltre, il fatto stesso che dopo la scomparsa di Nerone ben tre individui si spacciarono come l’imperatore redivivo e che tutti vennero accolti con trepidazione dal popolo romano e da quella Grecia che Nerone aveva reso libera, stride fortemente con l’immagine di un tiranno odiato da tutti. Da questo particolare punto di vista e forte di alcuni documenti moderni che tendono a rivalutare la reputazione di Nerone, nasce un plot avvincente, scandito da un ritmo serrato, grazie anche all’uso di POV e all’alternarsi – nella narrazione ‒ di due distinti periodi storici distanti un decennio: quello di un Nerone accecato e fatto prigioniero, che trova conforto e sostegno nel giovane servo Marco (che Nerone prende a ben volere facendolo istruire, donandogli un cognome e del quale si intuiscono le mirabili gesta future: che sia quel Marco Ulpio nato nel 53 d.C. e conosciuto come l’imperatore Traiano?) e quello in cui Tito, figlio maggiore dell’imperatore Vespasiano, cerca di barcamenarsi tra tradimenti e ribellioni a danno del padre. Attendiamo con curiosità il sequel (questo è il primo volume di una trilogia annunciata) per districare qualche sottotrama, per conoscere più a fondo un Nerone che scopriamo generoso e giusto (e che è il vero eroe di questo romanzo) e per sapere quale sarà il futuro del giovane Marco.



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