Il tuo nemico

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Genova, mattina presto. Tre carabinieri si presentano alla villetta in cui vivono Caterina Farsi – ex dirigente del Ministero dell’Istruzione ed ex professoressa severa e contestata, vedova da pochi mesi, “mèches sbiadite e capelli raccolti, una vestaglia che pare una vela sopravvissuta a una tempesta di coltelli” – e la figlia diciassettenne Gaia. È proprio la ragazza che i militari stanno cercando: per mostrarsi degna di collaborare con Anonymous, Gaia ha hackerato il sito di Walter Veltroni e ha messo in homepage, al posto delle foto che c’erano prima, una sequela di bestemmie. Gaia scappa dalla finestra appena in tempo e si dilegua. La signora Caterina, preoccupata ma anche inferocita con una figlia che “pensa sia divertente giocare a fare la rivoluzionaria, una sognatrice mediocre”, chiama il prefetto (che è un suo vecchio amico) per chiedere aiuto. La donna ha visto dove si è rifugiata Gaia, e avute rassicurazioni dal prefetto avverte i carabinieri, che prendono in custodia la ragazza ma già il giorno successivo la riportano a casa. Dopo aver fatto alla figlia una bella ramanzina, Caterina le annuncia che da quel momento in poi Gaia lavorerà per lei. Anzi, per la precisione lavorerà a un sito web affidato proprio alla madre dal Ministero, un progetto sperimentale ideato da un sottosegretario invaghito da sempre della Farsi…

Una giovanissima hacker e un hikikomori unico nel suo genere si trovano loro malgrado al centro di un innovativo esperimento didattico e sociale che diventa ben presto una forma di entertainment virale e persino un fenomeno politico. Un’esperienza che – soprattutto nel caso di Gregorio Menclasi, il nerd tormentato con le sue teorie economiche estreme e la sua vita familiare piena di mistero e di dolore – li travolge. È questa la storia che ci racconta il genovese Michele Vaccari: ci sono dentro tanti temi del nostro tempo come reality show, web, complottismi, populismi, nuovi movimenti politici, ma anche tanti temi di ogni tempo, come ricerca dell’identità, rapporti padre-figlio e madre-figlia, conflitti interiori (da qui il titolo del romanzo e la raggelante frase finale). Il grande merito dell’autore però sta nel cucire addosso a una vicenda iper-contemporanea un linguaggio letterario che non cade nella trappola del giovanilismo e cerca invece una strada originale e ardita fino alla sfacciataggine, ibridando la grande tradizione del 900 letterario italiano con il tipico ritmo sincopato della narrativa di genere americana. Vaccari ci dà le vertigini confondendo i piani temporali del plot: ingannati come il protagonista, incastrato in un Truman Show claustrofobico e senza zucchero, siamo come bendati e inseguiamo false piste, inquietanti allusioni, in un vortice immaginifico e oscuro che a tratti ricorda l’immenso Peter Høeg de I quasi adatti.



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