Il Turco

Il Turco
In un giorno d'autunno del 1769 Wolfgang von Kempelen è invitato ad assistere ad uno spettacolo di illusionismo alla corte dell'imperatrice Maria Teresa. Kempelen non è affatto impressionato da ciò che vede e dichiara pubblicamente che avrebbe potuto fare di meglio. L'imperatrice, non nuova a gesti del genere, raccoglie prontamente la sfida e gli dà sei mesi per dimostrarlo. L'anno dopo Kempelen si presenta con un marchingegno sensazionale: un uomo meccanico seduto di fronte ad un mobile di legno. The Turk, come sarà in seguito chiamato, è intagliato nel legno, azionato da un meccanismo a carica, e vestito, appunto, alla turca. La cosa più straordinaria di tutte, però, è che sa giocare a scacchi contro avversari umani e riesce a batterli quasi sempre. Ma come ci riesce? Sull'automa si moltiplicano pamphlet, libri e articoli. E' controllato da un nano, da una scimmia, da un veterano di guerra senza gambe? Si tratta di una marionetta molto sofisticata oppure è azionato da un sistema di magneti? Kempelen è forse riuscito nell'impresa di creare una vera macchina pensante? Anche eminenti scienziati falliscono nel tentativo di dare una risposta al mistero e di svelare, una volta per tutte, il segreto del Turco. La macchina di Kempelen, in tournée per anni in Europa, raccoglie intorno a sé un enorme interesse e la sua fama ormai la precede. Dopo aver cambiato padrone parecchie volte, finirà alla fine nelle mani di Johan Nepomuk Maelzel. Sarà Maelzel a portarlo in America, dove il solito, insopprimibile spirito competitivo, e una buona dose d’ingenuità, produrranno anche un rivale, Il Giocatore di Scacchi Americano, presentato per la prima  volta nel 1827 all’American Museum di New York. Protagonista di un'infinità di storie e leggende, il Turco verrà associato ad un nutrita compagnia di personaggi storici, da Benjamin Franklin a Caterina la Grande, da Napoleone Bonaparte a Charles Babbage fino a Edgar Allan Poe. Un po' mistero storiografico, un po' favola moderna, la figura dell’automa-giocatore assumerà poi un nuovo significato nell'era dei computer. Nel dibattito contemporaneo sulla possibilità di creare una macchina “intelligente”, si rivela ai nostri occhi come un'invenzione sorprendentemente profetica...
Se andate indietro nel tempo alla ricerca di una tecnologia che vi ha veramente meravigliato, che vi ha fatto stropicciare gli occhi dallo stupore, forse vi verranno in mente i viaggi nello spazio o il primo film in 3D che avete visto. Nell'ultima parte del diciottesimo secolo erano invece i prodigi creati dagli ingegneri meccanici a stupire il pubblico europeo: papere meccaniche in grado di muoversi con un impensabile livello di realismo, diorami che illustrano eventi storici e macchine capaci di suonare strumenti musicali. Tom Standage, editor dell'Economist, ha realizzato un resoconto storico vivace e stimolante che, ripercorrendo le fasi salienti degli ottantacinque anni di carriera dell'automa di von Kempelen, si forza (con successo) di inquadrare il Turco nel contesto storico che lo ha visto nascere, in quel fervore creativo che mescolava inscindibilmente illusionismo e tecnologia, scienza e magia, passione e affari. Il Turco è anche un libro che parla di scacchi, anche se, tecnicamente, non è un libro sugli scacchi. Certo, c’è effettivamente un automa che gioca a scacchi e Standage conosce il movimento dei pezzi, ma il tema del gioco è sullo sfondo, un ingrediente della ricetta. D’altra parte, la storia del Turco era già molto conosciuta tra i giocatori di scacchi, incluso il segreto dell'abilità dell'automa. Il rigoroso lavoro di documentazione e ricostruzione dell’autore aggiunge dettagli inediti ma il target di pubblico è evidentemente fuori dalla cerchia dei chess-addicted. Standage, allora, si tiene strategicamente per l'ultimo capitolo la rivelazione su come, in effetti, il Turco riusciva a giocare, e spesso a vincere, le sue partite. Ma, da bravo recensore, non anticiperò nulla.

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