Il vagabondo delle stelle

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I sogni, le paure infantili non sono semplici fantasticherie e soprattutto non arrivano per caso. Vengono da altre vite, da memorie sepolte dentro di noi. Ne è convinto fermamente Darrell Standing, ex professore di Agronomia al College of Agricolture dell’University of California che ha fatto “crescere di mezzo milione di dollari la resa annuale di tutte le contee dello Iowa” con i suoi studi sul grano. Standing è caduto in disgrazia, è rinchiuso nella prigione di San Quentin da otto anni, condannato all’ergastolo per l’omicidio di un collega. Non è un detenuto facile, però: lo mettono a lavorare allo iutificio del penitenziario e lui pianta una grana perché vuole far adottare metodi più efficienti ed evitare sprechi, beccandosi un periodo di punizione al buio senza acqua né cibo; lo fanno lavorare ai telai e lui si ribella perché si tratta di macchinari obsoleti, tanto che viene picchiato dalle guardie e viene bloccato con una camicia di forza. Perseguitato dalle guardie, chiede udienza al direttore Atherton, al quale sfacciatamente spiega che “l’organizzazione del carcere è stupida”, ottenendo in cambio il marchio di “detenuto incorreggibile senza speranza”. Per Standing questo significa mesi di pane e acqua, ore interminabili in punta di piedi con i pollici legati. L’incontro con un altro detenuto – il falsario Cecil Winwood, “un poeta, un degenerato con il mento piccolo e la fronte spaziosa” – peggiora ulteriormente le cose: costui, pur di ottenere uno sconto di pena, accusa falsamente Standing di aver nascosto nel carcere sedici chili di dinamite e di essere complice di un piano di evasione. Winwood ottiene la grazia, Standing cerca di ribellarsi e viene condannato all’impiccagione nonostante la dinamite (che ovviamente non esiste) non venga mai trovata...

L’ultimo romanzo pubblicato da Jack London in vita (molti ne seguiranno postumi) rappresenta un vero unicum nella sua opera e nella letteratura statunitense del Novecento. È un originalissimo mix tra narrativa pulp e denuncia sociale, tra sperimentalismo letterario e romanzo d’avventura. Letteratura “alta e “bassa” – categorie inesistenti, ma che utilizziamo solo per rendere l’idea della diversità degli approcci stilistici – si alternano continuamente, si intrecciano spazzando il lettore. Al centro di tutto c’è il concetto di metempsicosi, cioè la credenza in un’anima pressoché eterna che vive un’esistenza dopo l’altra passando di corpo in corpo. Lo spunto per il plot (anzi, larga parte del plot, per la precisione) deriva dalla storia di Ed Morrell, un rapinatore detenuto nel carcere di San Quentin tra 1899 e 1908 che – accusato falsamente di aver nascosto della dinamite da qualche parte – passò cinque anni nel più completo isolamento, in camicia di forza e al buio. Morrell sosteneva di aver provato ripetute esperienze extracorporee, grazie alle quali riusciva ad “evadere” dalla prigione e vagare per le strade di San Francisco. Il suo caso fece molto scalpore ai suoi tempi, sia per gli aspetti per così dire “esoterici”, perché Morrell descrisse eventi che in effetti non avrebbe potuto aver visto perché rinchiuso in cella, sia per gli aspetti sociali, perché il trattamento inumano a cui era stato sottoposto suscitò un vivace dibattito, portò alla sua scarcerazione e contribuì a importanti riforme del sistema carcerario. Morrell è in verità anche un personaggio de Il vagabondo delle stelle, oltre che il suo ispiratore: è lui che – chiuso in una cella vicina a quella del protagonista – gli insegna a proiettare la sua “anima” fuori dal corpo e a ripercorrere le sue vite passate. Così Standing rivive tra le altre le esperienze di un naufrago del 1809, il massacro di Mountain Meadows nello Utah del 1857, le avventure in Corea alla metà del XVII secolo di un inglese, quelle di un eremita nell’Egitto del IV secolo e quelle di un pretoriano al servizio di Ponzio Pilato. E così anche il lettore esce dall’ambientazione claustrofobica del prison novel per gettarsi a capofitto in un romanzo storico dietro l’altro.



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