Il valzer dell’impiccato

Il valzer dell’impiccato
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

Sembra proprio che stavolta Lincoln Rhyme capitolerà e porterà all’altare la collega Amelia: ormai la loro storia va avanti da anni e dopo una serie di interventi il criminologo ha riacquisito qualche minima funzione motoria. Ovviamente avrà sempre bisogno del fedele Thom Reston: il pover’uomo, vittima e carnefice del tetraplegico più geniale e antisociale del mondo, sta tentando di convincerlo che la Groenlandia non è esattamente il posto più adatto e più romantico da scegliere per la luna di miele. Per fortuna la diatriba viene interrotta dal detective Lon Sellito, c’è stato un rapimento in la cui unica testimone ha solo 9 anni. Sulla scena è stato lasciato ‒ a quanto pare proprio dal rapitore ‒ un cappio fatto con la corda di uno strumento musicale. Chi meglio di Sachs per indagare la scena di un crimine e se possibile sventarne uno peggiore? Poco dopo la segnalazione di un video online, caricato evidentemente dal rapitore, fa capire il grado di follia a cui si trovano davanti. Un uomo legato e bendato, in piedi su una cassa di legno, con il collo infilato in un cappio, la cosa peggiore però è la colonna sonora che accompagna le immagini, Sul bel danubio blu suonato su una tastiera la cui base ritmica è scandita dai rantoli dell’uomo impiccato. Al termine del video, sulla dissolvenza dell’immagine, una firma: © Il Compositore. È una corsa forsennata contro il tempo quella che permette di risalire al luogo della detenzione e salvare il rapito. Ma è evidente a tutti che siamo solo all’inizio…

Le indagini sul compositore iniziano a New York ma si spostano quasi subito a Napoli, eh sì, una location che sembra la più lontana possibile dal rigore scientifico del criminologo, eppure, con la mediazione (che tende più alla complicità) di un forestale prestato alla polizia, l’intervento congiunto di polizia, carabinieri e probabilmente i Servizi, Lincoln e Amelia si intrufolano nell’indagine e si immergono nell’atmosfera di una città che riuscirebbe a sciogliere un iceberg. La trama ‒ che per forza di cose si discosta un po’ dai precedenti capitoli della saga firmata da Jeffery Deaver ‒ è comunque impeccabile e spazia toccando una serie di argomenti che non ci si aspetterebbe di trovare in un romanzo giallo. Si parla di terrorismo, di integrazione, di immigrazione: interessante vedere come viene percepita la situazione non esattamente facilissima che vive il nostro Paese, ad essere onesti c’è da riconoscere che o Deaver ha avuto degli ottimi consulenti o si è documentato davvero bene. Il risultato è una fotografia molto reale e abbastanza accurata, anche per quanto concerne le nostre forze di polizia. Neanche Deaver è comunque riuscito a sfuggire a quello che la città partenopea impone, volenti o nolenti. Il cibo, la musica i sapori i profumi e la bellezza artistica, sapientemente mescolati al carattere della gente. Tranquilli però, i colpi di scena con cui Lincoln Rhyme arriva alla conclusione del romanzo non mancano e la costruzione è affascinante come sempre.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER