Il Vampiro

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Nel castello di Staffa si son vissuti momenti di forte preoccupazione. Mentre fuori un temporale terribile scuoteva il cielo con tuoni e fulmini, Miss Malvina, la sorella di Sir Aubrey, Signore di Staffa, non è rientrata dalla sua passeggiata serale. Al mattino, finalmente, Brigitte, la sua vecchia governante, può rassicurare la servitù: la fanciulla si era persa nel bosco e poi era stata sorpresa dal temporale ma adesso la giovane padrona è stata ritrovata e riposa nelle sue stanze. Santo Cielo! – esclama Scop, il servitore di Sir Aubrey – Miss Malvina si era persa proprio nei dintorni delle grotte, note come “Il rifugio degli spiriti maligni”! Edgar, il cameriere, lo deride perché non crede agli spiriti ma è curioso di conoscere la storia spaventosa di queste grotte e Scop non esita a raccontargli della fanciulla fidanzata con un giovane e ricco Signore della Scozia, dei festeggiamenti che dovevano essere tenuti proprio nel castello in cui loro adesso vivono. Ma alla vigilia delle nozze i due promessi sposi erano andati a passeggiare nel bosco, finirono nelle vicinanze delle grotte e scomparvero. Il corpo esanime della fanciulla fu ritrovato coperto di sangue e del giovane non si seppe più nulla. Il castello allora era diventato proprietà della famiglia del loro padrone e da quel tempo sono passati cent’anni. Ma non bisogna continuare a parlare di queste cose – per carità! -, Sir Aubrey le detesta. E poi è una giornata di festa, sta per arrivare da Londra il Signore di Marsen, il castello sulla costa di fronte all’isola dove sorge Staffa, per sposare Miss Malvina. Con questo matrimonio Sir Aubrey vorrebbe ripagare un debito con l’amabile e generoso Lord Rutwen, fratello del futuro cognato, morto tempo prima per proteggerlo. Naturalmente se a Malvina l’uomo piacerà e lo vorrà per marito. Sir Aubrey è così felice per questo arrivo, ma quale la sua sorpresa quando scopre che il Signore di Marsen assomiglia in modo impressionante al defunto Lord Ratwen. Ma come è possibile se il suo amico è morto tanto tempo prima? Anche Malvina è sconvolta e non può reprimere un moto di stupore e terrore: il nuovo arrivato è identico al fantasma bello e fascinoso che crede di aver visto nelle grotte la notte precedente, poco prima di svenire. Che sta succedendo? Chi è davvero il Signore di Marsen? Cosa è accaduto a Lord Rutwen?

Come è noto a tutti gli appassionati, durante la notte del 16 giugno 1816 che trascorsero insieme a Villa Diodati sul Lago di Ginevra, complice la pioggia, Lord Byron, Percy e Mary Shelley, Claire Clairmont (sorellastra di Mary e all’epoca amante di Byron) e John Polidori, con l’intento di dare un contributo al genere dei racconti “di paura”, scrissero alcuni dei capolavori della letteratura destinati a ispirare e a dare origine a veri e propri filoni narrativi. A John Polidori si fa risalire il primo racconto con protagonista un Non Morto, il Vampiro, fino ad allora presente nei racconti folkloristici del mito e della superstizione popolare di area slava e balcanica, privo però di ogni fascino aristocratico e seducente. Nel 1819 Charles Nodier – autore di molti racconti e di diverse opere teatrali purtroppo perdute (ci restano cinque tra drammi e melodrammi rappresentati tra il 1820 e il 1825, integri ma privi della firma dell’autore), considerato uno dei precursori della letteratura fantastica nel panorama letterario francese – pubblica un articolo sul racconto su “Le Drapeau Blanc” e meno di un anno dopo Il Vampiro, un melodramma, genere nuovo nato dalla pantomima e dall’opéra comique, all’indomani della Rivoluzione francese, di grande successo per tutto l’Ottocento. In realtà, la storia pare essere un poco più complicata. Nadier scrive il suo melodramma traendolo da una novella del suo amico Cyprien Bérard che era stata pubblicata a suo nome dell’editore perché Nadier – che ne aveva curato soltanto la presentazione – era più famoso. A sua volta Bérard pare si fosse ispirato al racconto di Polidori – nato da un frammento di Byron al quale erroneamente inizialmente fu attribuito – il cui personaggio principale, in realtà, era già presente in un racconto gotico intitolato Glenarvon pubblicato nel 1816 e scritto da Caroline Lamp, una nobildonna e scrittrice britannica ex amante di Lord Byron col quale ebbe una lunga relazione appassionata e tumultuosa. Questo personaggio, però, non aveva nulla di soprannaturale, e anzi si ispirava alla storia d’amore tra l’autrice e il suo amante, descritto come un eroe di guerra che diventava un traditore della causa irlandese. A sua volta, la nobildonna si era ispirata al protagonista di una delle cosiddette novelle turche di Lord Byron, Il Giaurro del 1813, in un gioco che legava i due amanti i quali si dilettavano a scrivere l’uno nello stile dell’altra o ispirandosi ai reciproci personaggi creati. Per tornare a Nadier, pare che fosse particolarmente affascinato dal vampirismo e amasse raccontare di averne visto uno in Illyria; oltre a questo melodramma esiste anche un romanzo – pare il primo in assoluto pubblicato in Francia nel 1820 – scritto da lui che è il seguito non autorizzato delle sanguinarie imprese di Lord Ruthwen, il protagonista della novella di Polidori, ambientate in Italia. Il romanzo ha però sfumature assai diverse da quello di Polidori e la sua paternità abbastanza dubbia. Quando il melodramma in tre atti Il Vampiro, che comprende anche musica e balletto, fu rappresentato al Théâtre de la Porte Saint-Martin il 13 giugno 1820, ottenne un successo immediato e straordinario, dovuto in parte anche alla fama degli attori. I dialoghi sono di stampo classico, il finale è lieto, ma l’atmosfera è cupa e riesce sorprendentemente a creare tensione, il personaggio di Lord Rutwen, benché asciutto, è capace di affascinare e inquietare. Autore prolifico noto soprattutto per il romanzo I demoni della notte, Nodier era anche un appassionato entomologo e amava ospitare nel suo salotto intellettuali come Théophile Gautier e Gèrard Nerval (il poeta autore dei versi citati nel titolo del bel romanzo di Fred Vargas Io sono il tenebroso); era assai bravo nel raccontare storie di vampiri, demoni e fantasmi e soprattutto era abilissimo a scovarle nelle biblioteche dove erano sepolti polverosi volumi salvati dal rogo della Rivoluzione. Era quindi scrittore di storie gotiche ma aveva anche inventato una creatura fantastica, il Tarantataleone, che sosteneva di aver visto al microscopio quando aveva diciotto anni, un unico esemplare che viveva in un pugno di sabbia ed era immortale, ma che poi all’improvviso era svanito in una folata di vento. Questo piccolo melodramma vampiresco è imperdibile per chiunque sia appassionato alla storia letteraria dei vampiri, e perché, per usare la bella conclusione della Introduzione a questo libriccino, “Queste creature mitiche, oggi come allora, continuano ad esercitare il loro fascino sui lettori e Lord Rutwen, il vampiro di Charles Nodier, resuscita il tempo di qualche pagina, insieme ai suoi compagni del terzo millennio”.



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