Il vangelo secondo Satana

Il vangelo secondo Satana
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1348. Una suora, madre Yseult, si mura viva da sola pur di non cadere nelle mani di una misteriosa creatura demoniaca che si è impossessata dei cadaveri delle sue consorelle, trucidate una dopo l’altra e poi riportate in vita e possedute. E soprattutto per impedire che nelle mani dell’essere cada un libro malvagio e prezioso. La creatura, che ha (anche) le fattezze di un monaco demoniaco, si è introdotta nel convento di Bolzano proprio per inseguire quel libro maledetto, originariamente custodito dalle suore di Notre-Dame-du-Cervin, un ordine di clausura misterioso che vive su un monte inaccessibile e si dice custodisca tutti i libri proibiti dal Vaticano, quelli di stregoneria per esempio, o quelli contenenti le eresie più pericolose per la cristianità. Ma in quel 1348 di peste nera, massacri e rivolte, una suora Reclusa del Cervino era giunta fino al convento di madre Yseult, ormai in fin di vita, tenendo tra le braccia ossute e segnate dalla tortura un involto contenente un misterioso cranio umano con i segni di lesioni dovute a una corona di spine e a selvagge bastonate e un libro antichissimo, rilegato in pelle di caprone sopra e pelle umana dentro, e protetto da un meccanismo mortale di difesa. Un libro che aveva causato a madre Yseult una visione terrorizzante: tre croci sul Golgota, due per dei ladri e una per un giovane profeta, un Messia. Che quando si era visto abbandonato da suo Padre, dal suo Dio, aveva votato la sua anima a Satana, diventando una bestia, una bestemmia incarnata.
Oggi. Marie Parks è un’agente speciale FBI, una profiler. La sua ‘specialità’ sono i cosiddetti cross killer, cioè i serial killer che vanno a caccia di prede umane in giro per il mondo, spostandosi continuamente per rincorrere la loro ossessione, e quindi rappresentano una sfida quasi impossibile per le forze dell'ordine. Marie ha una caratteristica unica: qualche anno fa ha avuto un terribile incidente stradale, nel quale ha perso il compagno e la figlia piccola. Dopo un lungo coma profondo e trenta mesi di rieducazione, ha scoperto di avere la capacità (o la maledizione) di avere visioni vivide nelle quali rivive le morti di chi in giro per il mondo viene assassinato. E’ abituata a svegliarsi urlando e dorme soltanto grazie a potenti sonniferi un sonno agitato da incubi agghiaccianti. Quando una serie di omicidi rituali di donne la mette sulle tracce di un cross killer, Marie non sospetta che per lei si sta spalancando un abisso profondo come il tempo. Visioni che la riportano ai tempi dell’Inquisizione, che le parlano di un libro, un libro che può spazzare via l’immagine di Gesù tramandata dalla Chiesa e il senso stesso della religione cristiana. Un Vangelo innominabile, ispirato da Satana...
Johann Wolfgang von Goethe ha scritto: “Cristo sarà sempre un problema per chi pensa”. Non lo è di certo per Patrick Graham, pseudonimo anglofono dietro al quale si nasconde uno stimato consulente d’azienda francese. Il suo romanzo (che oltralpe ha costituito un fenomeno editoriale pazzesco, con centinaia di migliaia di copie andate a ruba e il prestigioso Prix Maison de la Presse vinto passeggiando) si inserisce nel filone dei thriller religiosi di danbrowniana memoria - inutile e insensato perdere tempo a fare finta di no – ma lo fa con un approccio violentemente horror del tutto inedito. Più L'Esorcista che Il silenzio degli innocenti, più La cavalcata dei resuscitati ciechi che Il Codice da Vinci, per fare esempi cinematografici. Qui la blasfemia non è funzionale a teorie del complotto più o meno plausibili storicamente, ma semplicemente a fare paura. E fa paura, davvero. Di più: le prime 50 pagine del libro (ambientate nel 1348) sono travolgenti, esaltanti, con libri maledetti, epidemie, torture, zombi, visioni di Cristo indemoniato, un senso di apocalisse imminente. Peccato che la parte del plot (che procede a salti temporali) ambientata nei giorni nostri sia molto meno efficace e più incline ai luoghi comuni del genere, perché altrimenti saremmo stati di fronte al romanzo-top degli ultimi anni. Ma comunque è roba buona. Dannatamente buona, è il caso di dire.

Leggi l'intervista a Patrick Graham

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