Il vecchio re nel suo esilio

Il vecchio re nel suo esilio
Il padre di Arno di nome fa August, un nome oggi diventato raro. I suoi compagni di classe lo abbreviano a in Gustl , mentre è usato per esteso dai genitori, dai fratelli, dalla moglie e dai colleghi di lavoro: August. Nasce il 4 luglio 1926, terzo di dieci figli. I suoi genitori sono piccoli contadini di Wolfurt, un comune della valle del Reno e possiedono tre mucche, un frutteto, un podere, un prato da lettiera, un pezzo di bosco, un alveare, nonché il diritto di distillare trecento litri di acquavite. Il padre di August, ovvero il nonno di Arno, arrotonda i guadagni lavorando come impiegato in un’ industria elettrica. Attraversa in bicicletta i paesi della valle inferiore del Reno e legge i contatori dell’energia elettrica nelle case. Quando buca una gomma usa mettere la bicicletta davanti alla porta di casa affinché August la  possa riparare…
In una selva letteraria sempre più fitta di libri dedicati all’Alzheimer l’opera di Geiger svetta per un’inconfondibile intonazione mitteleuropea. Con una grazia degna di un pattinatore questo scrittore austriaco svicola fra le ingiurie della malattia del padre, donando al lettore anche momenti di involontario umorismo. Fra un’anormalità e l’altra, sospesa fra comicità e  tragedia, Geiger inserisce con stile essenziale ed elegante citazioni colte (Kundera, Proust) riuscendo in un’operazione raffinatissima: accomunare il malato al genio, allorquando costoro si esprimano in sentenze esistenziali, con l’esito di una “livella” - di decurtisiana memoria - filosofica davvero singolare. L’analisi, poi, di pagina 71 sull’Alzheimer come metafora patologica della nostra epoca è una gemma scintillante, posta al centro di queste righe sapienti.

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