Il vendicatore oscuro

Il vendicatore oscuro

Siracusa, 1608. È l’alba. Lungo la costa orientale della Sicilia, nei pressi di Porto Laccio, approda una feluca. Un passeggero febbricitante, in delirio da diversi giorni, viene fatto scendere e trasportato a braccia, in fretta, attraverso un cunicolo scavato nella roccia fino al convento dei Cappuccini. Lo nascondono lì perché Michel’Angelo Merisi, “il miglior dipintore dell’epoca sua”, conosciuto con il nome di Caravaggio, il paese dove è nato, è scappato da Malta inseguito dai Cavalieri. I frati si occupano di lui, lo curano e quando finalmente il pittore riprende conoscenza non riesce a capire dove si trovi, non ricorda niente e non capisce come mai abbia gli occhi coperti con una benda umida. È consapevole di aver chiesto la guarigione a Santa Lucia, la grazia di poter salvare la vista per poter continuare a dipingere, ma non sa se quella figura femminile dai lunghi capelli neri e dalle mani gentili che lo hanno toccato con delicatezza sia stata un sogno. Mentre i confratelli dormono, frate Antonio chiude a chiave la dispensa e lentamente, con la stanchezza accentuata dai bicchieri di vino di troppo, si avvia lungo il camminamento e ripensa alla conversazione durante la cena tutta incentrata sul pittore nascosto nella cella, curato dai medicamenti di fra Anselmo, che nel delirio urla parolacce, osceni versi della Divina Commedia, imprecazioni e nomi di donne. All’improvviso fra Antonio ha una forte sensazione di pericolo…

Il vendicatore oscuro di Annalisa Stancanelli nasce come romanzo noir per raccontare la presenza del Caravaggio a Siracusa e i quadri che vi ha realizzato, con la volontà di presentare il personaggio con la sua genialità, andando oltre la sua immagine di rissoso e violento, di far emergere la sua grande cultura musicale, l’amore per la poesia e le sue frequentazioni con uomini di scienza e intellettuali del suo tempo. Tuttavia le parti migliori e più interessanti sono proprio quelle che, nonostante l’intento dell’autrice, hanno l’impostazione del saggio storico. Ciò che è frutto dell’immaginazione ‒ dialoghi, personaggi, intreccio e ritmo di narrazione ‒ è minimale, poco avvincente e credibile. Se è vero che “il romanzo permette libertà narrativa all’interno di limiti temporali” è altrettanto vero che, affinché funzioni e coinvolga il lettore, si deve curare la costruzione e la coerenza dei personaggi, la naturalità dei dialoghi, costruire una trama forte con colpi di scena e soluzioni plausibili. Altrimenti tutto si riduce a fantasticherie. In questo lavoro della Stancanelli ha prevalso la formazione di ricercatrice: dallo scritto trapelano le ricerche accurate, gli studi sui costumi dell’epoca, l’attenzione e amore per i dipinti del Caravaggio e per la propria terra. Non è poco, ma non è tutto.



 

 

 

 
 
 
 

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