Il Verdicchio fra Jesi e Matelica

Il Verdicchio fra Jesi e Matelica

Province di Ancona e Macerata. Quasi mezzo secolo: dal 1968 DOC, dal 2009 le riserve DOCG. Il Verdicchio è uno dei vitigni a bacca bianca più importanti d’Italia, coltivato quasi esclusivamente nelle Marche, geneticamente legato ai trebbiani veneti, segnalato dagli storici già presso i Romani e poi i Visigoti, menzionato con testimonianze anche scritte dal 1642. Il nome deriva dal colore dell’acino, che mantiene evidenti sfumature di verde anche a piena maturazione. È fermo, può essere affinato, spumantizzato, passito dando luogo a un mosaico di vini diversi, accomunati dal finale ammandorlato e da una naturale propensione al miglioramento in bottiglia. Gli abbinamenti classici sono sia il pesce (non solo fritto) che il coniglio in potacchio. Per quello di Jesi (AN) i comuni di produzione sono 28, ovviamente distanti dal mare (con l’eccezione di una piccolissima parte di Senigallia) e solo tre in provincia di Macerata. Per quello di Matelica (MC) i comuni di produzione sono 8, di cui solo due in provincia di Ancona. Sono circa 70.000 gli ettari piantati, una delle quindici varietà di viti più coltivate al mondo! Negli ultimi venti anni vi è stata una straordinaria crescita sia quantitativa che qualitativa: è citatissimo in letteratura, ben due terzi delle aziende produttrici sono state premiate dalle guide di settore, qualche realtà come Cupramontana ha adottato un’ottima significativa zonizzazione comunale e ristrutturato un bel museo, alcune etichette e alcune annate hanno prevalso in vari assaggi comparativi internazionali, costituisce una significativa voce dell’export marchigiano e italiano…

Il giornalista degustatore e consulente di vini Francesco Annibali (Bologna, 1973) vive da anni nelle Marche e ha realizzato un utile compendio di informazioni sul vino più importante dell’Italia centrale adriatica, un manuale enciclopedico distinto in tre parti: la presentazione dell’insieme dei terroir marchigiani, del contesto climatico e territoriale dello specifico vitigno, delle caratteristiche produttive tra i filari e in cantina; le principali aziende delle sette aree del Verdicchio dei Castelli di Jesi intorno ai fiumi Misa ed Esino, alta e bassa valle, rive sinistra e destra; le principali aziende di tre aree del Verdicchio di Matelica. Molte foto, anche a colori; due prefazioni (Istituto Marchigiano di Tutela Vini, DoctorWine) e tre appendici (le ultime annate, bei locali ove trovarlo e berlo, la bibliografia). Un precedente libro sulle colline del Verdicchio risaliva al 1998 fra gli itinerari Slow Food; il testo di Annibali è più strettamente di competenza enologica, ordinato e completo. Viene così non negata ma ridimensionata una netta differenza fra le due denominazioni territoriali, quello di Matelica una versione un po’ meno giovanile, più “fredda e continentale”, “con un finale aniciato”. Segnalo che “Gli Eremi” di “La Distesa” di Cupramontana (Corrado Dettori) da un paio d’anni vince il premio di miglior bianco d’Italia (fra “tutti” i bianchi) nella Guida dell’Espresso ed è un vino bio!



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