Il verificazionista

Il verificazionista
Che bella idea quella di Tom: organizzare dei “pancake party” per gli analisti dell’Istituto di igiene mentale Krakower. Il primo appuntamento è fissato per l’ora di cena di una fresca serata dei primi di aprile, alla Pancake House & Bar, sull’Eureka Drive. Tom è uno degli psicologi dell’Istituto. Insieme a lui, seduti compostamente a tavola, ci sono i suoi colleghi: kleiniani, postfreudiani, ex ginecologi ora psichiatri alcolizzati. Quando però Tom inizia una accorata disamina della tavola calda che vende pane fritto zuccherato come luogo simbolo di una infanzia perduta, ed afferra una manciata di fette di pane tostato all’uvetta e cannella per lanciarlo addosso ai commensali, Richard Bernhardt, un corpulento collega terapista, lo afferra da dietro e, per impedirgli di cominciare una inopportuna guerra di molliche, lo immobilizza. E’ in quel momento che al protagonista del romanzo accade uno straordinario episodio percettivo: protetto e avviluppato da quell’abbraccio paterno che lo solleva da terra come fosse un neonato, Tom comincia a fluttuare verso il soffitto della tavola calda. Da questa inaspettata prospettiva ripensa al rapporto con la moglie Jane, che vuole un bambino, mentre lui no, e oppone quanta più resistenza a questo appuntamento con la virilità, mentre non oppone nessuna resistenza alla crescente voglia di rimorchiare Rebecca, la giovane bruna cameriera della Pancake house, la invita a volare insieme a lui e all’obeso Bernahrdt in un metaforico trittico pieno di rimandi psicanalitici, simbologia freudiana, surreali avvenimenti e storia americana...
Parodia della psicanalisi? Non esattamente. L’intento, come dirà lo stesso Antrim in una intervista, non è mai stato quello di fare satira né sugli analisti, né tanto meno sugli analizzati. Ambientato in una non meglio specificata cittadina di piccole-medie dimensioni tra Washington e Boston, Il verificazionista è solo un beffardo ritratto della contraddittorietà della psiche umana, delle pratiche, dei rapporti interpersonali e delle rappresentazioni della realtà che l’uomo si costruisce e che inevitabilmente non reggono ai tentativi di “verificabilità”. Paragonato a Calvino, Barthelme, Buster Keaton, Donald Antrim ha effettivamente molto in comune con questi illustri predecessori: visionari flussi di coscienza, che come leggere e sottili impalcature invisibili sorreggono la narrazione e gli conferiscono incredibilmente molta più solidità. Nato nel 1958, vive a New York ed è stato indicato come uno dei venti scrittori per il nuovo secolo dal New Yorker. Il verificazionista è il terzo di una serie di romanzi più o meno collegati fra loro, Votate Robinson per un mondo migliore (2002) e I cento fratelli (2004), già editi da Minimum fax.

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