Il vestito dei libri

Il vestito dei libri

“La copertina giusta è come un bel cappotto, elegante e caldo, che avvolge le mie parole mentre camminano per il mondo, mentre vanno a un appuntamento con i miei lettori”. Ci sono forse parole più azzeccate per descrivere l’importantissimo ruolo che ha una copertina per presentare un libro? Perfino un lettore distratto è ‒ anche solo inconsciamente ‒ consapevole della sua importanza:in libreria ci si dirige verso le copertine che attraggono visualmente ancor prima di sapere di che tipo di libro si tratta. Ma come vivono gli scrittori le copertine che vengono scelte per i loro libri? Quali sono le reazioni davanti a una copertina che reputano sbagliata, non idonea o che semplicemente non rappresenta ció che per mesi, anni si è cercato di plasmare su carta? E quale potrebbe essere l’impatto di una copertina su come viene percepito il libro?

Jhumpa Lahiri, scrittrice di origine indiana ma residente negli Stati Uniti, vincitrice del premio Pulitzer con L’interprete dei malanni, è qui alla sua seconda prova ufficiale di scrittura in italiano dopo il bellissimo In altre parole, per il quale aveva abbandonato la lingua inglese per cimentarsi con la nostra lingua, a cui è molto legata (la scrittrice ha vissuto anche due anni a Roma con la famiglia) e che studia da molto tempo. E anche in questo breve saggio, Lahiri parte dall’esperienza personale, quella di sentirsi in bilico tra due mondi (quello bengalese e quello americano) e porta la metafora del vestito come senso di appartenenza a una determinata cultura fino al mondo dei libri e alla loro presentazione davanti ai possibili lettori. Da autrice tradotta in molte lingue, Jhumpa Lahiri ha avuto la possibilità di vedere i suoi libri con diversi occhi, proprio attraverso le varie copertine che gli editori di diversi Paesi hanno scelto per lo stesso contenuto, con risultati non sempre soddisfacenti. Con una sensibilità e cultura non comuni, Lahiri si sofferma sulla storia di copertine famose (ad esempio quelle dei libri di Virginia Woolf, disegnate da sua sorella Vanessa), di collane rese famose dalle copertine fino ad arrivare ad interrogarsi sull’esistenza della copertina “perfetta”. Consigliato non solo agli “addetti ai lavori”.



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