Il viaggio

Il viaggio
Come tutte le mattine l’avvocato Davide Lunari aspetta il suo caffè, da trangugiare in fretta senza dire una parola e senza farsi distrarre dal parlare senza sosta di Amelia. È concentrato sul fascicolo di documenti dedicato al procedimento penale per cui l’aspettano in tribunale e quando lei sbadatamente rovescia sulle carte una moka intera di caffè lui non riesce a controllare lo schiaffo che parte all’improvviso, lasciando la giovane donna incredula a dargli le spalle fissando le calamite sul frigorifero. Davide è affascinante, bello e ricco, Amelia invece si sente nulla accanto a lui, con i suoi capelli rossi che non sopporta, gli occhi di un colore indefinito, le efelidi e il fisico tutt’altro che asciutto. Quando lo incontra nell’ospedale in cui lavora come ginecologa, con un mazzo di fiori per la sorella che ha appena partorito, si perde nei suoi occhi e anche ora, di fronte a quel gesto violento, ripercorre le tappe del loro rapporto e sminuisce la gravità di quanto è appena accaduto, del resto se lo è meritato. Quindi mette il suo vestito più sexy e lo raggiunge nel suo studio dall’altra parte di Roma, non può certo immaginare di trovarlo in compagnia di Iris, la sua segretaria, appoggiata in modo provocante alla scrivania…

In pieno stile Bridget Jones non è difficile immaginare all’inizio della storia la goffa protagonista bruttina che pende dalle labbra del facoltoso e conturbante avvocato. Ma l’Amelia della livornese Elena Bartolomei, al suo terzo romanzo dopo La ricerca della luna e Il valore di ogni alba, attraversa un percorso di maturazione che la porta, in un viaggio fisico e animico, in Colombia e a Cuba, alla ricerca di se stessa e del proprio valore di donna. La passione per il cinema e la letteratura dell’autrice le consente di inserire riferimenti e citazioni, digressioni, sogni e visioni oniriche in una storia che alterna atmosfere sospese a quadri di realtà e scenari duri e difficili come quelli della missione di Medici Senza Frontiere nella Colombia della guerra civile. Un viaggio che diviene simbolo di trasformazione e crescita, della necessità soprattutto per le donne di affrontare con coraggio e determinazione la propria vita alla ricerca di una felicità che non necessariamente coincide con uno stato di benessere e agiatezza economica, quanto piuttosto con il recupero del rispetto di sé come individuo, soprattutto con l’affrancarsi da relazioni con uomini violenti, centrati sulla propria carriera e su loro stessi, che non sanno riconoscere il valore di chi gli vive accanto.

 

 

 

 
 
 
 

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