Il viaggio di Caden

Il viaggio di Caden
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Caden è attratto dal mare. Anzi, dalle profondità del mare. Ogni giorno, ogni ora, si incontra con il capitano a parlare della fossa. Un abisso di oltre undici chilometri, una discesa senza fine: potresti cadere per giorni prima di toccare il fondo, questo è l’avvertimento del capitano. Caden non vorrebbe credere al capitano, ma lui sa farsi ascoltare. Anche davanti a mamma e papà, il capitano è sempre lì con la sua barba ispida, il volto cosparso di rughe e il sorriso che sa di mare. Mamma e papà non si accorgono del capitano, ma, dopotutto, loro sono solo dei mostri travestiti. Caden lo sa, mamma e papà sono solo maschere che nascondono i mostri. Perché, dunque, non ascoltare il capitano? Perché non salpare verso la fossa delle Marianne? L’equipaggio è già pronto, dice il capitano, manca solo il cartografo ma non è forse vero che Caden ha un talento unico nel disegnare? Coraggio, Caden, l’abisso ti aspetta! Attento, però, chi si immerge nella fossa non fa più ritorno...

  Quando è apparso nella sua prima edizione, nel 2015, questo romanzo si è subito distinto nel vasto panorama YA. Apprezzato da pubblico e critica, ha vinto premi prestigiosi quali il National Book Award, e proiettato il suo autore verso un successo folgorante (oggi Shusterman scrive anche sceneggiature per la tv). Il romanzo non ha un linguaggio ricco, non ci sono dialoghi brillanti, è privo di scene d’azione spettacolari. Eppure, sa catturare il lettore. Una volta iniziatolo, riesce sempre più difficile separarsene. Arrivati all’ultima pagina, in effetti, si comprende di non aver letto un romanzo. Si comprende che la semplicità del linguaggio utilizzato è un’esca, una trappola per avvincere il lettore e trascinarlo giù. Si comprende che laggiù non serve parlare molto, che sono proprio i silenzi a evocare gli scenari bui e i mostri giganteschi dell’abisso. Si comprende, soprattutto, che la vicenda dipanata dalla trama non sta realmente accadendo. La fossa più profonda del pianeta è la mente stessa di Caden, il libro non è altri che una sua manifestazione. Non è la trama a catturarci, ma il punto di vista di Caden, il suo percorso mentale. Questo è il romanzo, la rappresentazione del personale abisso mentale di Caden, la descrizione puntuale della sua malattia. Una descrizione vissuta dall’interno, non dall’esterno. Non si parla di sintomi, medici, medicine, disagio sociale. Si mettono in scena le fantasie che, sempre più, progressivamente, prendono il sopravvento su una realtà sempre meno consistente e sempre più lontana. L’abisso, dunque, è la distanza infinita che separa la mente dalla realtà e la imprigiona in superficie. Il lettore viene lentamente risucchiato e si ritrova a sprofondare insieme a Caden in un abisso da cui pochi tornano. Mollate gli ormeggi e pronti a salpare.



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