Il viaggio immobile

Il viaggio immobile
Da quando Tracy si è infilata un cuscino sotto il vestito sostenendo di essere incinta, per Duncan è incominciato l'inferno. Sono tre anni oramai che Tracy è in analisi da Fenimore Altman-Granger, lo psicoterapeuta che ha rivoltato la vita dei coniugi Morrisson come un calzino, provando di tutto pur di ricostruire eventuali blocchi psicologici alla base della sterilità di Tracy. Ma quando Duncan durante l'ennesima seduta ha finito per prendere a calci l'analista, è parso chiaro a tutti che la strada da intraprendere doveva necessariamente essere un'altra. “Signor Morrisson,  - ha chiesto Altman-Granger – conosce i babycavoli?”...  Quando le luci del palazzetto dello sport di Clermont-Ferrand si sono spente all'improvviso, l'uomo ha immediatamente tentato di reagire alzando i guantoni e provando un uno, due, schivando con il capo e roteando il corpo. Con l'occhio sinistro, quello che ancora più o meno funzionava, ha visto delle ombre chine su di sé e immediatamente ha capito di aver fatto la figura del coglione, essendo già stato riportato negli spogliatoi da chissà quanto. Il pugile tornerà a vedere la luce solo un mese dopo ma al risveglio l'uomo si accorge di non sapere troppo bene chi sia. Solo sei mesi dopo, e superando mille difficoltà, l'uomo ha faticosamente riacquistato coscienza di essere un peso medio. Così, quando il primario lo ha sorpreso a cercare il paradenti sotto il letto, ha potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo...
Jean Vautrin – vero nome Jean Herman – sceneggiatore (è stato aiuto regista di Rossellini), regista, e scrittore, torna in libreria grazie alla rinnovata Meridiano Zero che dà alle stampe questa raccolta di racconti già pubblicata da Feltrinelli nel 1998 con il titolo di Baby Boom. L'autore francese mette in scena tredici piccole-grandi storie di ordinaria follia. Tredici affreschi capolavoro, scritti e diretti magistralmente dove si viaggia sempre sul sottilissimo filo della follia. I personaggi vivono tutti situazioni al limite del dolorosamente paradossale, ma alle stesse Vautrin, come un bravo cuoco sa sempre aggiungere la giusta dose di tragica e grottesca ironia, sì da evitare sia il melodramma che il macchiettistico. Una banda di tredici magnifici miserabili, a cui spesso l'amore – dato, tolto, vagheggiato – fa da detonatore per la follia, perché come lo stesso autore è solito dichiarare: “Diffido dei momenti di calma. […] Solo l'inquietudine, lo stare sul chi vive garantiscono l'attenzione, quindi la creazione”.

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