Il vino della solitudine

Il vino della solitudine
Non tutte le donne sono uguali. Non tutte sono in grado di essere mogli e madri perfette. Alcune sono donne e basta. Bella è così: un aspetto fisico in grado di irretire i cuori, fuoco e passione trattenute a stento dalla routine familiare al riparo della quale può soddisfare i suoi desideri materiali senza smettere di continuare a languire pensando ai furtivi convegni amorosi della sua gioventù a Parigi, con perfetti sconosciuti, in camere d’albergo. Senza pensieri, senza implicazioni. Ora invece, Bella ha un marito e una figlia, Hélène, di cui non vuole preoccuparsi. La bambina, che Bella trova insignificante, sempre attaccata alle gonne della governante, introversa e poco incline ai sentimentalismi è pero abbastanza sveglia e matura per accorgersi che l’indifferenza dalla madre, cresciuta negli anni, è dovuta anche alla presenza di lui, l’amante, Max. Incubo della sua infanzia, col tempo per Hélène diventa simbolo della sua infelicità. Invece dei giochi da ragazzine lei riflette sulla natura crudele dell’amore e del tradimento arrivando ad aborrirli, a covare un rancore accecante, a sognarsi diversa da quella donna dal cuore di fuoco e ghiaccio. Eppure crescendo, sempre e solo in compagnia di pensieri troppo maturi per la sua età, scoprirà nel fascino dell’adolescenza  il piacere della conquista e del controllo, scoprendosi così simile a sua madre da meditare di toglierle l’amato usando le stesse armi affilate di cui lei disponeva un tempo e che invece, l’età, le sta portando via…
Sullo sfondo di una cupa Russia sconvolta dalla Rivoluzione d’Ottobre, di una desolata Finlandia e dell’agognata Parigi, Irène Némirovsky offre al lettore la sua esperienza familiare senza cambiare nient’altro che i nomi, con una sincerità e una chiarezza disarmanti. L’esperienza infantile, la perdita dell’innocenza, la mancanza traumatizzante di una famiglia disperatamente voluta nonostante il disgusto e la comprensione dei limiti di due genitori non certo esemplari, sono filtrate in una prospettiva sicuramente adulta, ma in grado di rendere perfettamente lo stupore delle prime scoperte, il dolore sordo e malinconico di una bambina lasciata sola, e la cui crudeltà e voglia di vendetta, per quanto grandi, non erano ancora in grado di esprimersi con una voce così nitida e tagliente. Un racconto introspettivo e intimista in cui la prosa elegante della Nemirovsky riesce tuttavia a incastonare anche brani puramente descrittivi: dai paesaggi europei, ai volti dei personaggi di contorno, alla descrizione del caos serpeggiante per le strade di un paese sull’orlo della guerra, tutto è il perfetto coronamento di un’opera che contribuisce, assieme a tutto il resto della sua produzione, a confermare la scrittrice russa tra i capisaldi della grande letteratura europea del ‘900.

 

 

 

 
 
 
 
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