Il visconte dimezzato

Il visconte dimezzato

Il visconte Medardo di Terralba, insieme al suo scudiero Curzio, “un soldato nerastro, baffuto, che non alzava mai lo sguardo”, cavalca per la pianura di Boemia verso l’accampamento dei cristiani per arruolarsi a combattere contro i Turchi. Il visconte è nella prima giovinezza, l’età in cui i sentimenti sono confusi e non si distingue ancora il male e il bene; “l'età in cui ogni nuova esperienza, anche macabra e inumana, è tutta trepida e calda d’amore per la vita”. Giunto alla presenza dell’imperatore, viene nominato subito tenente. Così, l’indomani, Medardo è pronto per l’attacco contro i Turchi. Dopo aver perso il suo cavallo, squartato dalle truppe nemiche, Medardo si ritrova appiedato e si butta nella mischia spingendosi fin sotto le batterie nemiche, ma qui prende una cannonata in pieno petto e salta in aria. Il corpo di Medardo è orrendamente mutilato: “gli mancava un braccio e una gamba, non solo, restava un occhio, un orecchio, mezza guancia, mezzo naso, mezza bocca”, in pratica se n’è salvato metà. Per i medici è proprio un gran bel caso! Così cuciono, applicano, impastano e lo salvano: ora è vivo, ma mezzo. Il visconte, così dimezzato, avvolto da un lungo mantello nero, ritorna a Terralba in una sera d’ottobre. Ma qualcosa è cambiato: Medardo, soprannominato da tutto il paese lo Zoppo, comincia ad essere crudele, a compiere efferate malefatte, dilaniando tutto a metà, finché un giorno comincia a farsi vedere per Terralba anche un altro Medardo, la sua parte complementare, quella buona...

Il visconte dimezzato, insieme a Il barone rampante e Il cavaliere inesistente, costituisce la trilogia I nostri antenati e, come ci spiega l’autore stesso nella prefazione, l’intento era quello di raccontare una storia divertente che trattasse con leggerezza un tema significativo, il tema dell’uomo tagliato in due: perché tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra. La vicenda, narrata dal nipote del visconte, un ragazzino sveglio che osserva tutto con l’ingenuità e l’imparzialità che servono, si snoda in maniera essenziale e lineare con una grande simmetria narrativa che mette in luce proprio il dualismo tra la parte ‘buona’ e la parte ‘cattiva’ del visconte. La scrittura di Calvino è di una irresistibile semplicità, schematica, senza orpelli e scevra da metafore e descrizioni, tanto che da decenni Il visconte dimezzato è uno dei libri preferiti dagli insegnanti per le prime letture dei ragazzi in quanto nasconde dietro una lettura facile e mai noiosa un grande insegnamento morale: entrambi i visconti sono ugualmente insopportabili, perché anche la troppa bontà può causare danni e può essere controproducente. La migliore virtù, dunque, sta nel mezzo, e la personalità dell’uomo può dirsi completa solo in uno stato di equilibrio.



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