Il visitatore della sera

Alle undici e mezzo di una sera che dovrebbe risalire al 1916, il suono del campanello desta Paul Morand dal sonno. Questi scende dal letto in pigiama e si reca ad aprire la porta dell’abitazione. L’uomo che si trova al suo cospetto, nonostante il tepore della notte, è avvolto in una vecchia pelliccia, indossa guanti color ardesia e una bombetta grigia. Il suo volto è pallidissimo, lo sguardo vellutato e profondo. Con voce tremula e cerimoniale si annuncia: “Sono Marcel Proust”. Quell’insolita prima visita resa dallo scrittore al giovane addetto diplomatico segna l’inizio di una lunga frequentazione amicale corroborata da un’intensa corrispondenza epistolare che si protrarrà fino alla morte di Proust e che fornirà alimento alla formazione culturale di Morand. Il 4 marzo del 1917 intanto l’autore di Du côté de chez Swann incontra per la prima volta la principessa Hélène Soutzo, futura moglie di Morand, la cui bellezza e intelligenza esercitano su di lui una intensa malia seduttiva. Una o due volte la settimana i due cenavano assieme al Ritz. Talvolta si univa a loro anche Morand. Le sere in cui egli non riusciva a raggiungerla a cena o ad unirsi al sodalizio, piegato sul suo scrittoio vergava lettere anche a lei…

L’intenso scambio epistolare che Marcel Proust intrattenne con Paul Monard e con Madame Soutzo viene ora raccolto da Massimo Carloni e presentato nella sua interezza per la prima volta in Italia dalla casa editrice Nino Aragno. Tale prezioso volume, oltre a fornire al lettore una curiosa messe di informazioni sulla vita privata del grande autore francese e sulle sue sensazioni più intime, gli consente di incunearsi nei rapporti più sfuggenti e mai scontati che ne regolano il rapporto tra vita e opera. La lettura della corrispondenza e delle vicende narrate al suo interno, costituisce infatti un efficace strumento capace di indurci a cogliere “in filigrana” un’inattesa e sorprendente sovrapposizione tra tessitura esistenziale e impianto tematico della Recherche. Al punto che ci risulta impossibile non cogliere, pagina dopo pagina, costanti e fedeli rimandi alle stesse modalità con cui sono stati trattati nell’opera letteraria i temi dell’amicizia e dell’amore, il “dietroscena” della vita affettiva, il mondo ipogeo entro cui si profondono impressioni e sensazioni e nel quale forze oscure assiduamente modulano le intermittenze del cuore e trasformano quell’arcano mutevole che è in ogni istante il nostro stato d’animo.

 


 

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