Il vizio della speranza

1978. Edoardo nasce a Portici, provincia di Napoli, di quella provincia che più provincia non si può. In clinica a Ponticelli non nasceva un maschio da mesi e ora quel fiocco azzurro spicca in mezzo a un mare di fiocchi rosa. A Portici Edoardo vive con sua nonna, sua madre e sua zia. Una piccola comunità tutta al femminile insomma. Suo padre Peppone, infatti, abita e lavora in America, per mantenerli economicamente manda loro pochi spicci, praticamente nulla e infatti le difficoltà non mancano. Dieci anni dopo, trenta chilometri bastano a farlo diventare un emigrante. Edoardo infatti si trasferisce a Centurano, frazione di Caserta, dove abita zio Michele. Una distanza apparentemente poco significativa, in realtà siderale. La sua adolescenza passa tra boy scout, pugni in faccia e case popolari. Edoardo cresce e cresce con lui la sua rabbia verso il mondo, che sfoga ascoltando i Nirvana e rifugiandosi nella politica. Con il suo amico Fasaniello mette su un gruppo musicale: sono i primi anni ‘90, Mani Pulite ha messo alla berlina un’intera classe dirigente, lui e il suo amico passano le giornate ascoltando Almamegretta e 99 Posse e da loro prendono spunto per le loro canzoni, brani con titoli del tipo “Vuoto pneumatico esistenziale”. L’incontro con il dissacrante video-artista Bill Viola per Edoardo è una folgorazione. Si rende presto conto che la sua vocazione è una, il cinema. E così comincia il suo percorso formativo…

“Il vizio della speranza, la storia di Maria interpretata da mia moglie Pina Turco, prende ispirazione dalle vicende reali di molte ragazze di qui. Tutto quello che riguarda gli esseri umani qui avviene nella sua forma più estrema, perfino la cosa più antica: nascere. Perché nascere a Castel Volturno è diverso che nascere in qualsiasi altro luogo d’Italia. Qui nascere è un privilegio di per sé, come racconta la storia di Jessica, costretta dalla sua madame ad abortire quattro volte”. Il vizio della speranza è il titolo di un film di Edoardo De Angelis ma anche di questo suo primo libro in cui racconta gli anni della sua infanzia, la crescita, l’incontro col cinema e il suo percorso artistico. Fino ad approdare appunto alla pellicola che a tutto da’ il nome e che racconta la storia di Maria, una donna che ha sofferto tanto, troppo, sullo sfondo di una Castel Volturno dolente. De Angelis esordisce al cinema con Mozzarella Stories , storia di Ciccio Dop, una sorta di “imperatore” del latticino. È poi la volta di Perez , in cui protagonista è un omonimo avvocato napoletano, impersonato da Luca Zingaretti che per la sua interpretazione vince il Globo d’oro, premio cinematografico organizzato dai giornalisti esteri. Indivisibili , il terzo lungometraggio, è un successo: si aggiudica moltissimi riconoscimenti, tra cui 18 David di Donatello e 8 nastri d’argento. Parla di Dasy e Viola, due gemelle siamesi napoletane che danno spettacolo in feste e sagre paesane. “Spesso sento dire dai colleghi che per fare un film cominciano con un’immagine. Io no, io comincio con un sentimento”, scrive De Angelis per descrivere il suo modo di fare cinema. Gli esordi, il suo stile, la sua formazione: in questo romanzo si trova tutto, raccontato con uno stile forse poco letterario ma sicuramente ironico, intenso e interessante.



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