Il vizio di Caino

Il vizio di Caino
Flavio è il figlio di un noto avvocato ma è la pecora nera della famiglia; fa il fotografo, ritrae preferibilmente paesaggi o edifici, e lavora come free lance in Rete. È appena tornato da un giro in Europa durante il quale ha fotografato chiese e cimiteri sconsacrati seguendo una sua teoria sul “fascino del cambio di destinazione d’uso”. Da chiesa a discoteca, per esempio. Mentre lui fotografava chiese in Europa, a Milano suo fratello Filiberto scompariva. Una comunicazione dovuta, quasi di servizio, da un padre che nemmeno in questa tremenda circostanza perde il suo terrificante aplomb. Nemmeno davanti alla scoperta che il figlio “buono”, quello che lo ha seguito allo studio legale, quello che si è sposato che ha una vita regolare, anzi, regolamentare, in realtà nascondeva una perversione imbarazzante. Il segreto di Filiberto deve restare tale, che facesse filmini amatoriali di se stesso in situazioni di sesso estremo potrebbe essere la causa della scomparsa ma l’avvocato decide di tenere nascosta la scoperta alla polizia e di scaricarla invece sulle spalle di Flavio. E un amore fraterno sottovalutato o un desiderio di rivincita sul fratello perfetto lo spingono a indagare oltre il lecito, senza sapere nemmeno su cosa, con l’aiuto di Micol, una poliziotta che non bada troppo alle regole…
Ha debuttato nel 2003 con una sua raccolta di racconti Piccole storie di nessuno e non si è più fermato. Non ha un personaggio fisso Ferdinando Pastori, scrive di quello che c’è nelle notti e nei giorni di Milano, dei posti in cui accadono fatti che non saranno mai inclusi nelle “100 cose da fare a Milano”. E va a scavare nelle anime dei suoi personaggi, li mette a nudo suggerendo a chi legge che quelle stesse perversioni per cui gli si sta accapponando la pelle, potrebbero essere quelle del vicino di casa, del collega di lavoro, o addirittura di lui stesso. Crudi e cattivi, i romanzi di Pastori non sono certo per animi sensibili, lo scrittore non risparmia nulla né quando si tratta di descrivere scene orribili né tantomeno quando i protagonisti mettono sul piatto le loro debolezze, le lacrime, i sentimenti, coniugando magistralmente le contraddizioni. Affascinante e divertente il “gioco” della memoria con cui il protagonista abbina, come farebbe il più smaliziato degli chef con piatti e vini, alle più svariate situazioni le leggi più assurde – alcune per altro ancora in vigore – in ogni angolo del mondo. 

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER