Imperial bedrooms

Imperial bedrooms
Che fine hanno fatto i ragazzi del giro, quei selvaggi ventenni di Los Angeles sui quali è stato girato persino un film – tutto sommato fedele alla realtà tranne qualche cazzata, ma si sa come funziona con queste cose - nei lontani anni '80? Dopo 25 anni sono tutti più o meno ancora in giro, compreso Julian, che non è affatto morto come si vede nel film, cioè per overdose su una spider rossa lungo una strada che attraversa il deserto mentre la musica ti strappa un brivido con un crescendo abbastanza gaglioffo, anzi non è morto per niente. Il 45enne Clay per esempio ora è uno sceneggiatore cinematografico di B-movies abbastanza apprezzato, e sta tornando in California una notte di dicembre, dopo cinque mesi passati a New York. Ritrova il suo appartamento di lusso al 15esimo piano del Doheny Plaza, e da subito ha la netta impressione – la sicurezza, per dio – di essere pedinato. Sta lavorando al casting di un film intitolato “The Listeners” del quale è anche produttore, e ha già organizzato un po' di provini, ma festa dopo festa finisce senza volerlo per trovarsi a casa di Trent e Blair, altri reduci dei 'bei' tempi, ora una coppia assai poco felice, che sta annegando nei 'non detto' (nei quali anche Clay ha un ruolo importante) e nei rancori. Qui viene a sapere che il comune amico Kelly è scomparso, e si sospetta sia morto ammazzato. E qui soprattutto incontra Rain, una giovane bionda formosa dalla bellezza ruspante alla quale da lì in poi non riesce più a smettere di pensare. Nemmeno quando battibecca amaro a un aperitivo con Julian (di cui si dice gestisca un giro di prostituzione minorile e che sembra misteriosamente ossessionato dai provini per il suo film), nemmeno una sera quando – tornato a casa – si accorge che un tagliacarte è stato spostato. Oltre a pedinarlo qualcuno entra in casa sua quando lui non c'è? O è solo Clay che immagina cose che non esistono?
Un sequel che arriva 25 anni dopo il primo capitolo è una cosa insolita, se non inedita. Eppure Imperial bedrooms è proprio questo: il seguito del romanzo d'esordio di Bret Easton Ellis, Meno di zero, datato 1985, e come quel libro prende in prestito il titolo da una canzone di Elvis Costello (in questo caso anzi da un intero album del 1982, che in realtà si chiama “Imperial bedroom”, al singolare). L'autore ha cominciato ad accarezzare l'idea di tornare ai personaggi di Meno di zero dopo averlo riletto durante la scrittura del meta-romanzo Lunar park, nel 2005: e da quel momento ha cominciato a buttare giù appunti sul progetto, arrivando ad accumulare centinaia e centinaia di pagine, molte più delle scarse 150 che alla fine sono finite nel romanzo vero e proprio, completato nel 2009. Un romanzo che proprio da Lunar park mutua il gusto per la metaletteratura (il libro inizia con i protagonisti che commentano il film tratto da Meno di zero valutando le differenze rispetto alle loro vite 'reali', per dirne una) e l'autoreferenzialità (il titolo del film al cui casting stanno lavorando Clay e i suoi colleghi, “The Listeners”, è un chiaro riferimento a “The Informers”, la poco fortunata riduzione cinematografica dell'antologia Acqua dal sole firmata dallo stesso Ellis - peccato che il riferimento si perda a causa del maldestro titolo italiano del film, “Al di là di tutti i limiti”). Un romanzo capace di creare suspence e inquietudine dal nulla, da un sms in arrivo o da una lattina di diet coke sparita dal frigo – ma che si bea della sua sterilità narrativa, si crogiola nella sua freddezza da prima parte di “Strade perdute” di David Lynch. Non tutto viene spiegato (e chissà se da qualche parte nella testa di Ellis una soluzione al plot c'è), non tutto viene raccontato, non tutto ha un senso. I ragazzi del 1985 non sono cresciuti, sono solo diventati più vecchi, più infelici e più cattivi – ma forse è quello che succede a tutti noi, in fondo. Nonostante la piattezza quasi autistica, irritante e charmant al tempo stesso, il personaggio di Clay è meno sfumato e tutto sommato più colpevole e oscuro che nel primo romanzo (la sequenza verso la fine del libro quando sottopone a sevizie un ragazzo e una ragazza minorenni 'affittati' per l'occasione è esplicativa della volontà dell'autore di chiarire questo punto, quasi Ellis provasse una sorta di rancore verso la sua creatura), e la dinamica sadomasochista che è il cuore del suo rapporto con le donne – mi umilio come uno studentello innamorato per averle e poi quando cedono le stupro con disprezzo - è geniale nella sua lancinante, eccitante miseria. Sarà vero che Imperial bedrooms va considerato il canto del cigno di Ellis, che è il suo ultimo romanzo simbolicamente legato al primo, che è un cerchio che si chiude? Non lo sappiamo, non vogliamo pensarci. Più violento e spaventoso di American psycho malgrado quasi non contenga scene di violenza, Imperial bedrooms è uno snuff movie con Bach in sottofondo, è un aperitivo organizzato da una setta di modelle pro-ana, è il gioco di riflessi che fa il neon sulla superficie oleosa di un profilattico. Pagina dopo pagina, (fino alla frase che chiude il libro – e ne vale da sola, forse, l'acquisto), parola dopo parola, goccia dopo goccia, ci entra in vena il pornografico nitore di una estetizzante paranoia che non per tutti i lettori sarà la benvenuta.

Leggi l'intervista a Bret Easton Ellis

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER