Impronte degli dei

Impronte degli dei
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6 luglio 1960. Dalla base aerea di Westover nel Massachussets il tenente colonnello Harold Z. Ohlmeyer invia una missiva al professore del Keene College Charles H. Hapgood, in New Hampshire. Nella lettera c’è la conferma che, dopo una ricognizione tecnica dell’ottava squadriglia dell’aeronautica degli Stati Uniti, in base alle caratteristiche del mappamondo di Piri Reis del 1513, la parte inferiore della carta in questione sia la Costa Principessa Martha della Terra della Regina Maud e la Penisola Antartica. Questa sensazionale scoperta testimonia come la Terra della Regina Maud sia stata scoperta inizialmente completamente priva di ghiacci. Le mappe in circolazione quindi risalirebbero a un tempo di molto antecedente a quanto creduto. Alla luce di queste informazioni, nozioni di archeologia date per scontate vengono ridiscusse. Siti archeologici famosissimi potrebbero risalire a migliaia di anni prima di quanto si pensi. Le Piramidi di Giza, ad esempio, non sarebbero state costruite all’epoca della IV dinastia, ovvero nel 2500 avanti Cristo, bensì nel 10000 avanti Cristo, come testimonierebbero i segni di corrosione sulla Sfinge. Anche il tempio di Angkor Wat in Cambogia o le celebri teste giganti sull’Isola di Pasqua rappresenterebbero sulla Terra lo schema di costellazioni di settemila anni fa. Probabilmente tutte opere di un’antichissima civiltà, identificata da Platone con il nome di Atlantide, che scomparve ai tempi remoti dell’ultima glaciazione…

Graham Hancock è uno dei maestri della cosiddetta archeologia misteriosa, quella scienza che mette in discussione i dettami classici accettati da tutti e propone nuove teorie corroborate da prove tanto fantasiose quanto audaci. Ha vissuto a lungo in India assieme al padre chirurgo e, una volta tornato nella natia Scozia, si è laureato in Sociologia alla Durham University. Ha lavorato come giornalista per Guardian, Independent e Times. Impronte degli dei venne pubblicato in origine nel 1960 e rappresenta una sorta di testo sacro per tutti gli amanti di questa pseudoscienza. Si traccia un filo rosso che collega il Perù, all’Egitto fino al Sud-Est Asiatico in cerca di connessioni tra antiche civiltà apparentemente distanti tra loro ma dai tantissimi punti di contatto. L’indagine dello scozzese oscilla tra sensazionalismi da pagina di costume ad analisi scientifiche più rigorose. Queste ultime parti soprattutto risultano un po’ ostiche nella lettura e fin troppo tecniche per appassionare il lettore.



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