Inés dell’anima mia

Inés dell’anima mia
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Inés Suáres, che a Plasencia – sua città natale, frontiera dell’Estremadura, bellicosa e pia – sarebbe rimasta solo Inés, la sarta della strada dell’acquedotto, un’anziana qualsiasi, povera e cieca per il tanto cucire e ricamare pizzi alla fioca luce di una lanterna, nel Nuovo Mondo è diventata doña Inés Suáres: “Signora tra le più influenti, vedova dell’eccellentissimo governatore don Rodrigo de Quiroga, conquistatrice e fondatrice del Regno del Cile”. Ormai settantenne e sola nella sua vedovanza, Inés può finalmente fermarsi a ricordare, fissare su carta le grandi avventure della sua vita e perdersi finalmente, di nuovo, nella sua gioventù. Una gioventù che il corpo sembra aver ormai dimenticato, ma che la sua anima e il suo cuore hanno ancora ben presente e viva in loro. Una gioventù che inizia davvero solo nel 1526, quando, sfilando in processione dietro alla sua famiglia, Inés nota tra la folla di incappucciati penitenti il suo futuro primo marito: Juan de Málaga, uno di quegli uomini naturalmente belli, sfrontati, eleganti e allegri a cui nessuna donna sembra poter resistere; un uomo senza nessuna voglia di lavorare, ma con un repertorio pressoché infinito di racconti audaci e di progetti fantastici per fare soldi senza fatica. Primo tra tutti il Nuovo Mondo, con i suoi grandi tesori e i suoi altrettanto grandi onori, che alla fine lo attira a sé con la promessa della leggendaria Eldorado, la città d’oro, facendo della sua giovane sposa una “vedova delle Americhe”. Preghiere, lavoro e solitudine, ecco ciò che le prospetta il futuro; ma Inés non ha l’indole della martire e dopo diversi anni senza notizie di suo marito, si decide a seguirlo: “Non per amore, che non provavo più, né per lealtà, che non meritava, ma per il fascino della libertà. Là, lontano da chi mi conosceva, sarei bastata a me stessa”…

Quella di doña Inés Suáres, ovvero Inés dell’anima mia, è una storia che si pone a metà strada tra il reale – la Suáres è l’unica donna spagnola ad aver realmente preso parte alla conquista del Cile – e l’immaginario. Della straordinaria e avventurosa vita di Inés non rimangono, infatti, che poche righe nei libri di storia, libri che (come sempre) raccontano una verità declinata tutta al maschile. Del resto è stata proprio la scarsità di notizie relative alla vita di questa “conquistadora” che, come ha sottolineato anche la stessa Allende, ha consentito alla magistrale penna dell’autrice di colmare di fantasia le tante lacune, trasformando un arido resoconto di viaggio in un vero e proprio romanzo. La Suáres ne esce come una donna forte, volitiva, appassionata e vitale – al punto da risultare a tratti quasi troppo moderna e anacronistica per l’epoca i cui è vissuta (inizio ’500) – e la non proprio celeberrima epopea cilena riprende forma e torna a splendere di nuova luce. Ma chi si approccia al libro con l’idea di avere tra le mani un classico della Allende, una delle sue intricate saghe familiari stile La casa degli spiriti oppure uno dei suoi grandi e colorati affreschi di vita cilena del genere D’amore e ombra, corre seriamente il rischio di rimanere deluso dalla lettura. Unico, inconfondibile marchio di fabbrica della sua scrittura che l’Allende conserva anche in questo romanzo è infatti solo la centralità del femminile. A parte questo, e per quanto ben romanzato, Inés dell’anima mia rimane comunque un libro fondamentalmente incatenato al vero storico.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER