Incidenti di percorso

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L’ennesima operazione dopo quelle a “occhi, l’appendicite, il culo, le parti intime, il ginocchio”: stavolta una più delicata, al cervello. Clara Gallini si trova ad affrontare una degenza in ospedale e un più duro ritorno a casa da invalida. Unendo le situazioni di maggior debolezza che un uomo possa trovarsi a vivere, l’infermità e la vecchiaia. Ma non è pronta ancora a mollare i proprio principi, il sarcasmo, le recriminazioni sul diritto a dire la propria sul modo in cui intende vivere, che sia igienico e salutare oppure no. E proprio l’attaccamento agli oggetti trasporta il corpo al di là della realtà contingente per richiamare alla memoria ricordi lontani, ma ugualmente vividi. Un quadro che la ritrae bambina in casa di una nipote ed ecco tornare l’infanzia delle cantilene e delle cose dei piccoli, oggetti sacri. L’infanzia che oscilla tra l’incoscienza e le grandi paure, quelle che si coltivano e che fanno diventare grandi… forse. Base delle memorie di tutta una vita...

Clara Gallini ci racconta con dissacrante spudoratezza e inciampi di melanconia la sua vecchiaia arrivata quasi inattesa, a tradimento, una vecchiaia che si legge negli sguardi degli altri più che nei propri. Non risparmia a se stessa di comparire su queste pagine con punte di acidità, di antipatia quasi. Ma non può risparmiarsi, perché lei della bellezza oggettiva delle cose e della loro amorevole per quanto lucida analisi ha fatto motore della sua intera vita. Al fianco di Ernesto De Martino e antropologa culturale ed etnologa presso più università, Clara Gallini non può disconoscere la sua matrice indagatoria, non può prescindere dalla sua indole ‒ e professione ‒ antropologica. Ed è questo il valore aggiunto di questo memoir scritto con passione, che arricchisce la produzione dell’autrice di una sfumatura personale a quasi vent’anni dal libro dove l’etnologia era egemone Il miracolo e la sua prova. Un etnologo a Lourdes (1998), e ulteriore passo intimista anche rispetto ai recenti Croce e delizia (2007) e Il ritorno delle croci (2009). Ma quando durante un racconto di banale quotidianità l’autrice si chiede che cosa sia oggettivo, o esamina con puntualità il concetto di osservazione partecipante, il piglio della studiosa balza agli occhi, interessa e diverte.

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