Incontri impossibili

Incontri impossibili
In che forma decideremmo di incarnarci se ci venisse concessa una seconda opportunità di vita? Se l’attraversamento di quel lungo tunnel che si protrae oltre la morte ci conducesse al cospetto di una finestra da cui poter gettare uno sguardo preventivo sull’ignoto che ci attende?  Che ne sarebbe del nostro destino se in una giornata di mezza estate, risalendo sull’alta cima di un altipiano ventoso per assorbire le suggestioni del panorama sottostante, trovassimo ad attenderci l’incarnazione di ciò che di noi sarà tra vent’anni? Quale domanda potremmo mai rivolgere a Dio se questi comparisse d’un tratto nello stesso scompartimento del treno sui stiamo viaggiando? Riusciremmo mai a proteggerci dal rimorso dei vecchi misfatti se il diavolo in persona venisse un giorno a reclamare di persona alla porta della nostra coscienza? E se il protagonista di un racconto di fantascienza potesse almeno per una volta presentarsi in una libreria per chiedere che il testo gli venga riconsegnato prima di essere divulgato? O uno scrittore potesse incontrare i propri protagonisti al di fuori della trama?   
Il nuovo libro di Zoran Živković – narratore e saggista serbo, studioso di filologia e teoria della letteratura presso l’Università di Belgrado - è una breve raccolta di sei racconti in cui l’intensità fa le veci della durata, senza che gli eventi abbiano il tempo di maturare in lunga progressione. Con una abilità e una prodigiosità che destano stupore, l’autore sparge a piene mani infiniti altri rimandi, innumerevoli altre piste da seguire a spalanca al lettore autostrade con varie corsie per ogni senso di marcia. Scritti con uno stile scorrevole, leggibile, portato all’essenzialità, i racconti si trasformano dalla prima riga fino al’ultima in un saggio motivo di piacere e in un surreale gioco senza regole tra immaginazione e trasfigurazione. Certo l’opera resta un edificio di finzioni, destinato a raccogliere maggiore riscontro tra i lettori più avvezzi a confrontarsi con la carica possente della fantasia. Ma l’autore serbo non è affatto un rimestatore di fatti strambi, né semplicemente un abile costruttore di brillanti esercizi narrativi. Anche qui si conferma, piuttosto, un profondo evocatore di presenze e di temi in cui si annullano tutte le rassicurazioni che ricaviamo da un rapporto affidabile e costante tra le cause e gli effetti, le premesse e le conclusioni. 

 

 

 

 
 
 
 
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