Incubi e deliri

Incubi e deliri

Seppellire una Cadillac nel bel mezzo del deserto è un progetto piuttosto ambizioso, ma niente può fermare la sete di vendetta di un uomo che sette anni prima si è visto portar via la moglie dalla mano assassina di Dolan... La signorina Sidley è un’insegnante implacabile: minuta e curva, niente sfugge ai suoi occhi di falco, aiutati dal riflesso delle spesse lenti dei suoi occhiali a tenere in scacco la classe impaurita mentre lei scrive alla lavagna; ma quella mattina il complice riflesso non gli rimanda gestacci o linguacce da punire, bensì qualcosa di terribilmente spettrale in prima fila... Fuori sta per cominciare la tempesta: Hogan sa bene che dovrebbe pagare la benzina e battersela prima che sia troppo tardi, ma quei Denti Chiaccherini ‒ corredati addirittura di piedi! ‒ dietro alla vetrina polverosa esercitano su di lui un fascino irresistibile, tanto da non voler andare via senza prima averli acquistati... Come può il figlio di un uomo mediocre, capace tutt’al più di imbrattare muri con qualche bel vaffanculo, diventare uno scrittore di successo? Beh, se è vero che buon sangue non mente, sua madre Martha ha pronta un’incredibile spiegazione... Un rumore proveniente dal bagno distoglie Howard Mitla, solo soletto nel suo appartamento nel Queens, dalla visione di Rischio in tv. Crrrt, crrt. Qualcosa sta grattando. Armatosi di un manico di scopa, l’uomo si prepara ad affrontare un ipotetico ratto: non uno qualunque, ma un odioso super ratto newyorkese, grosso e dai lunghi baffi. Immaginate lo stupore dell’uomo, quando, pronto a sferrare il colpo, scopre che l’unghia che gratta non è esattamente quella della zampa di un peloso animaletto... “Benvenuti a Rock and roll paradise, Oregon”, recita il cartello. Mary e Clark si sono persi: lei aveva pregato suo marito di tornare indietro e di non guidare “all’avventura”, ma lui era stato troppo testardo e orgoglioso per farlo. Così si sono imbattuti in questa cittadina deliziosa, dove tutto sembra magnificamente al proprio posto: almeno per Clark, mentre Mary ha la sensazione di sentirsi come Hansel e Gretel davanti alla casetta di marzapane... John Graham è arrivato con sua moglie a Willow, Maine, con l’intento di passare una tranquilla estate a spese dell’Università del Missouri. Ad accoglierli, un’umidità insopportabile ‒ a dispetto di un cielo terso e limpido ‒ e il consiglio di passare quella prima notte fuori città: si preannuncia pioggia, una pioggia che a Willow arriva ogni sette anni esatti...

Pubblicata nel 1993, l’antologia Incubi e deliri completa la trilogia cominciata con A volte ritornano (1978) e Scheletri (1985) e convoglia la migliore produzione breve di Stephen King relativa alla prima parte della sua carriera. Ventiquattro racconti (di cui quattro inediti), più un’intervista e una pre e post-fazione in cui l’autore racconta ispirazioni e aneddoti legati alla stesura degli stessi. Il genio delirante del Re spazia qui attraverso vari generi: non solo horror, come da scomoda etichetta, ma anche thriller, fantastico, fantascienza e addirittura giallo, con Il caso del dottore: protagonista la coppia Holmes-Watson, in cui a tirare le fila del caso non é il detective stavolta ma il suo fedele assistente. Incontriamo quindi le figure orrorifiche classiche: vampiri in Popsy e Il volatore notturno, fantasmi in Le scarpe da tennis e E hanno una band dell’altro mondo (una sorta di dichiarazione d’amore nei confronti del rock, in cui i malcapitati protagonisti si imbattono in una cittadina sinistra la cui fascia di primo cittadino è indossata nientemeno che da Elvis Presley) e zombie in Parto in casa, in cui King, in perfetto stile Romero, immagina la gestione di un’apocalisse zombie da parte degli abitanti di un isolotto del Maine. Ma abbiamo anche un dito che sbuca dallo scarico del lavandino (Il dito), una Jumbodentiera assassina (Denti chiacchierini), grossi e viscidi ranocchi che piovono dal cielo (La stagione delle piogge), una casa pronta a decollare nello spazio con patrigno cattivo al seguito (La casa di Maple Street), dirigenti aziendali con la testa di pipistrello (La gente delle dieci). C’è anche un gradito ritorno, quello di Castle Rock in Ti prende a poco a poco, il più vecchio racconto della raccolta qui rimaneggiato (e anche l’unico in cui si può accusare King di essere stato terribilmente prolisso) la cui versione originale è apparsa nei primi anni ‘70 sulla rivista letteraria dell’Università del Maine col titolo di Marshroots; un ultimo sguardo sui superstiti della compianta cittadina, rasa al suolo qualche anno prima in Cose preziose. La raccolta è ottima e ce n’è davvero per tutti i gusti: paura, inquietudine e ironia si fondono in una narrazione accattivante e tuttavia, nella maggior parte dei casi, si rimane con un senso di incompiuto; “colpa” del fatalismo dell’autore, a cui piace pensare che le cose, in alcuni frangenti, accadano e basta, e ammette candidamente di prediligere questo tipo di storie probabilmente perché, per quanto ci provi, non è proprio un asso nel trovare quel “filo motivazionale” tanto caro ai produttori cinematografici. E a proposito di cinema, nemmeno Incubi e deliri (come del resto tanta della produzione di King) si è potuta sottrarre alla trasposizione sullo schermo: tra luglio e agosto 2006 è infatti andata in onda una miniserie di otto episodi tratti da altrettanti racconti inseriti nella raccolta, mentre l’unica sceneggiatura inserita nell’opera, Spiacente è il numero giusto ‒ in cui inizio e fine del racconto sono caratterizzati dallo stesso episodio narrato su due piani temporali differenti ‒ per poco non entrò a far parte della serie cult Ai confini della realtà, ancora in produzione all’epoca. Steven Spielberg, regista della serie, una volta lettala disse che la storia era troppo pessimista e la bocciò.



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