Indagine su Eichmann

Indagine su Eichmann

Hannah Arendt lo dipinse come un “grigio burocrate”, sempre pronto a obbedire ciecamente a qualsiasi ordine dall’alto. Eppure, il gerarca nazista Adolf Eichmann covava un folle disgusto per le popolazioni ebraiche e vi sono diverse testimonianze di questo suo insanabile odio, che spesso sfociava in disumani atti di crudeltà. Di certo, fu il principale organizzatore e responsabile dei convogli diretti verso i campi di sterminio da ogni parte d’Europa. Proprio sulla questione ebraica, tema fondamentale per la Germania nazista, Eichmann costruì la folgorante ascesa verso i vertici del partito come artefice delle espulsioni di massa prima e della chiusura nei ghetti, vera e propria anticamera della soluzione finale. La sua rocambolesca fuga in Argentina, così come il processo in Israele in seguito alla cattura, lasciano tutt’oggi diversi misteri a cui nessuno sembra voler dare una soluzione. Perché gli inquirenti non affrontarono mai, ne durante il processo ne nella fase preparatoria, il periodo della clandestinità in Italia? Come mai, quando tutti i nazisti in fuga si rifugiavano in Spagna o Portogallo, Eichmann sceglie di nascondersi nel cuore dell’Appennino emiliano, il teatro delle stragi nazi-fasciste di civili?

Fabio Galluccio, vice-presidente del circolo “Giustizia e Libertà” di Roma, nonché studioso del pensiero liberal socialista, non è nuovo a indagini di questo genere. Nel 2002, infatti, ha pubblicato un inquietante resoconto di viaggio per i campi di concentramento sparsi nel territorio italiano (I lager in Italia. La memoria sepolta nei 200 luoghi di deportazione fascista). Per molti versi, questo piccolo saggio sulla permanenza di Eichmann in Italia si aggancia alla tematica portante di quel viaggio fra i lager fascisti e, in molti punti dell’indagine, ne ribadisce i concetti. In verità, l’opera non aggiunge granché alla conoscenza dei fatti storici. Alla fine delle centotrentatre pagine che compongono il saggio non troverete risposte, ma domande. Questa la reale particolarità dell’opera: il coraggio di porsi delle domande e di esprimerle apertamente. In uno stile molto semplice e coinvolgente Galluccio dipana la sua indagine come fosse una sorta di diario personale; a tratti si manifesta come una ragnatela di interazioni molto cordiali con le persone (i reduci, i loro figli o nipoti), a tratti diventa un flusso incontrollato di dubbi e domande che sorgono improvvise dai fatti stessi. Perfino i luoghi, conosciuti o mai sentiti prima, santuari, mausolei, monumenti nazionali o semplici boschi e campagne semi disabitate, hanno un ruolo importante nell’indagine. Che siano testimonianza indelebile dei crimini di guerra, fonte di mistero o semplice villeggiatura, le colline boscose dell’appennino emiliano e i piccoli borghi annessi sono visti come parte integrante del mistero Eichmann. Galluccio non cessa di rievocarne la storia e le vicende lì occorse fra il ‘43 e il ‘44 alla spasmodica ricerca di possibili risposte, ma solo per trovare sempre nuove domande. Un sentiero lastricato da dubbi, più che una vera e propria indagine. Un sentiero che conduce dritto al quesito che serpeggia dalla fondazione della repubblica a oggi: abbiamo realmente fatto i conti con il nostro passato o lo abbiamo semplicemente rimosso?



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER