Indianapolis e altri racconti

Indianapolis e altri racconti
Una mattina come tante, sveglio ancora prima dell’alba e già fuori dal letto della tua amante, cercando di non fare troppo rumore. La luce al neon bianca e logora ti illumina appena mentre cerchi di vestirti. Fuori le finestre delle case di fronte dormono quiete nel buio silenzioso della notte: del resto il quartiere operoso si addormenta presto per dedicarsi totalmente al lavoro. E tu, lontano da una moglie che anni di matrimonio ti hanno reso completamente indifferente, stai per raggiungere tuo fratello armato di paracadute e lanciarti con lui nel mezzo della burrasca, guardando i piedi correre e poi staccarsi dall’erba verde e umida… I giornali dell’edicola brilleranno nelle fantasie delle copertine patinate poco lontano dalle scale del sottopassaggio, il treno in stazione aspetterà calmo lungo i binari e lei siederà sfogliando svogliata una rivista di moda, schermata dai vetri azzurrati del Cisalpino diretto in Austria. Salirai sedendoti accanto ad un anziano e lasciando cadere sul sedile un settimanale frivolo e un libro di psicologia della comunicazione. Attirerai l’attenzione della donna seduta poco distante da te, ti accerterai compiaciuto che segua i tuoi discorsi e che inizi a provare attrazione nei tuoi confronti; poi, con il pretesto di allontanarti per fumare una sigaretta, scenderai dal treno per tornare a casa…
Descrivere le emozioni che ho provato scorrendo le pagine di Indianapolis e altri racconti è un po’ come aprire una finestra sulla mia adolescenza, quando attratto dalle narrazioni brizziane seguii i consigli del Frusciante bolognese capitando sulle pagine de La buona e brava gente della nazione. Ai tempi la parola Campiello per me aveva lo stesso significato dei bigodini per signora, ora con qualche anno di maturità sulle spalle scopro che il libro d’esordio di Bugaro - il padovano volante - oltre ad impressionare positivamente uno sparuto adolescente, è stato finalista del premio nel 1998 suscitando elogi di critica e lettori. Per più di 8 anni ho cercato disperatamente e inutilmente Indianapolis - edito per la prima volta da Transeuropa nel 1993, la stessa casa editrice che nel 1988 pubblicò due racconti di Bugaro selezionati da Tondelli nell’antologia under 25 intitolata Autobus magico - in librerie di catena, biblioteche comunali, scadenti libracci, bancarelle, case di amici e affollati scaffali di conoscenti universitari. Poi un giorno di marzo entro per caso in una libreria dell’usato a Bologna che ha questi immensi ripiani laccati in nero Ikea, ancora rincoglionito dai postumi del viaggio in autostrada e dalle interminabili code sulla tangenziale est, cerco Bukowski nello scaffale della narrativa italiana e prima che riesca a darmi del fesso per non aver trovato nessuna corrispondenza alle lettere B-u-k- l’occhio si immobilizza su quel dorso: cazzo c’è scritto Bugaro, Indianapolis, edizioni Theoria, smerciato a 6 euro come i peggiori resti di magazzino. Rispetto al volume del 1993 l’unica variazione è che questa riedizione del 1999 contiene quindici racconti, quindi quattro in aggiunta a quelli del ceppo originario; sfortunatamente però anche questa tiratura Theoria è svanita nel nulla come la precedente. Mentre rivolgo un appello imbecille agli editori - destinato a rimanere inascoltato - consiglio a voi lettori di cercare tenacemente questo testo, lo stesso vale per La buona e brava gente della nazione. Dopo che li avrete ritrovati ne riparleremo…

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