Inferno

Firenze. Un’ombra, un uomo che corre lungo la riva dell’Arno. Arranca senza fiato. Lo inseguono, pensa. Lo fanno da anni. Non capiscono quello che ha fatto per loro. Ma ora è giunta la fine. Ora è giunto al suo Paradiso grazie all’aiuto del suo Virgilio. Ora si trova sul campanile della Badia Fiorentina e si getta nel vuoto. Sei giorni dopo, il professor Robert Langdon si sveglia in un ospedale di Firenze; ha una ferita alla testa, una forte amnesia che non gli permette di ricordare ciò che è accaduto durante gli ultimi giorni ed è vittima di visioni terribili e misteriose. Mentre la dottoressa Sienna Brooks gli sta spiegando che la sera prima è arrivato in ospedale in stato di semicoscienza, nella stanza irrompe una donna, Vayentha, che spara ad un medico e sembra intenzionata ad uccidere Langdon, il quale riesce miracolosamente a mettersi in salvo grazie all’aiuto della dottoressa Brooks. Successivamente, il professore trova nella sua giacca una capsula al titanio per materiale biologico programmata per essere aperta solo da lui e contenente un cilindro medievale di osso nel quale è stato inserito un proiettore con l’immagine della “Mappa dell’Inferno dantesco” di Botticelli. Ma quando alcuni uomini vestiti di nero e armati irrompono nell’appartamento, Langdon è costretto nuovamente a fuggire, rendendosi conto di potersi fidare solo di se stesso e della donna che lo ha salvato. Inizia, quindi, la ricerca della verità in quella che sembra essere una vicenda oscura che ha inizio col suicidio di Bertrand Zobrist, un ingegnere genetico seguace e teorizzatore del ‘transumanesimo’,  e  in cui spicca un pericolo che potrebbe riguardare l’intera umanità e che affonda le radici nell’Inferno di Dante Alighieri…

Sono davvero tante le tessere che compongono il mosaico di Inferno, il quarto romanzo di Dan Brown che ha come protagonista il professore di Simbologia religiosa Robert Langdon. La ricetta è sempre la stessa che ha permesso allo scrittore del New Hampshire di vendere milioni di copie in tutto il mondo: il mescolare verità storica e finzione, costruendo un thriller d’azione condito da mistero, arte, letteratura, codici e simboli, a cui si aggiungono la genetica, la sovrappopolazione, la teoria malthusiana e il transumanesimo. La narrazione parte in medias res e, attraverso l’uso dell’analessi, ci addentriamo nei meandri di una vicenda che inizialmente è davvero difficile da decifrare e dipanare. Fanno da sfondo la Firenze di Dante, la Venezia dei dogi e Istanbul, crocevia di religioni, storia e cultura, centro nevralgico in cui occidente e oriente si incontrano e scontrano da sempre. È proprio attraverso l’opera di Dante che Langdon riuscirà a cercare una verità che fino alle ultime pagine stenta ad emergere, tenendo il lettore sempre sul filo del rasoio. Rispetto ai lavori precedenti, Dan Brown sembra aver deciso di rinunciare ad eccessivi effetti speciali in favore di una trama che appare più lineare ma meno scorrevole e avvincente, con continue parentesi didascaliche che spesso abbassano il livello d’attenzione. Sono inspiegabili, inoltre, le molte incongruenze e gli errori che si riscontrano all’interno del romanzo: sviste sul contenuto del poema dantesco e su dati storici e temporali. Sembra che la doverosa documentazione necessaria ad affrontare un’opera con certi richiami culturali sia stata trascurata, fermo restando l’enorme quantità d’informazioni distribuite nelle pagine. Resta la sensazione di un romanzo incompleto che avrebbe preteso una maggiore attenzione in fase di costruzione, pur restando un lavoro di tutto rispetto che va a completare la serie di Robert Langdon e che dimostra la passione di uno scrittore che, pur avendo raggiunto un successo planetario, è sempre pronto a rimettersi in gioco con una nuova sfida. E non è poco.

LEGGI L’INTERVISTA A DAN BROWN


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