Inganno

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Karen Eiken Hornby ha commesso un terribile errore: complice una sbronza colossale, è finita nel letto di un uomo. Ma non uno qualunque: quello che sta russando accanto a lei è Jounas Smeed, il suo capo alla Divisione Crimini della polizia di Doggerland. Neanche le piace quell’uomo, che in combutta con gli altri colleghi è sempre pronto a fare stupide battute sessiste in sua presenza. Come è potuto succedere? Sono le sette e un quarto di domenica mattina: la città di Dunker è in letargo, come al solito dopo la Festa dell’Ostrica, e Karen vuole svignarsela prima che il suo amico si svegli; non le va proprio di affrontarlo, anche se il lunedì successivo in qualche modo sarà costretta a farlo. Afferra di soppiatto le mutandine, se le infila; acchiappa il reggiseno e tutto il resto sparso nel pavimento della camera dell’hotel e si chiude in bagno. Lo specchio impietoso le rimanda la sua immagine devastata; le sembra di avere settant’anni - ne ha venti di meno - e una cosa è certa, ha toccato il fondo. La sua fuga dalla stanza 507 avviene senza intoppi, ma appena uscita dalla struttura deve sporgersi oltre il parapetto del lungomare per liberare lo stomaco. Troppe ostriche, la sera prima. E troppo vino bianco ad accompagnarle, come da tradizione, in giro per i bar con Marike, Kore ed Erik. Deve darsi una regolata, una volta per tutte. Cibo sano, sport, niente fumo. Karen recupera la sua Ford Ranger dal parcheggio di Redehusgate, e si mette in strada guidando piano e con la massima attenzione; sai che spasso se qualche collega la dovesse beccare e costringere a soffiare dentro a un palloncino! I ricordi della sera prima cominciano a prendere forma: il respiro caldo di Jounas nel suo orecchio, al Café Nova; i suoi maliziosi doppi sensi. La camera doppia all’Hotel Strand. Forse sarebbe meglio chiedere un trasferimento, prima di mandare al diavolo tutta la sua carriera. A casa, Karen trova il suo gatto Rufus ad accoglierla, il quale appena la porta si apre si intrufola in cucina reclamando cibo. Mangia anche lei qualcosa: due tartine al formaggio, beve mezzo litro di caffè forte. Il mal di testa e la stanchezza hanno il sopravvento sulla donna, che soccombe prima di riuscire a lavarsi almeno i denti. Fino alle 13.22: il suono del cellulare dentro la sua borsa persiste; è il commissario Viggo Haugen. C’è stato un omicidio, e l’uomo è piuttosto scosso. Viggo conosce la vittima, è una sua amica: Susanne Smeed, ex moglie di Jounas. Karen abita vicino a lei, l’ha incrociata proprio qualche ora prima, nel rientrare a casa. E adesso, sarà lei a prendere le redini del caso, visto che, per ovvi motivi, Jounas è sollevato dall’incarico...

“Piuttosto che lavorare ancora in un ufficio preferisco vivere mangiando solo patate! Fortunatamente è arrivato questo successo, come mandato dall’alto. Inganno è stato venduto in circa quindici paesi ed è davvero incredibile. La maggior parte sono contratti per più libri (in Germania tre e in Italia quattro). L’unica cosa che voglio è continuare a scrivere”. Quello di Maria Adolfsson come scrittrice è un debutto tardivo: a quasi sessant’anni, dopo diverso tempo come impiegata e portavoce della ditta di trasporti SL, l’autrice si dedica completamente alla scrittura, contribuendo ad infoltire il già noto e apprezzato panorama thriller svedese. Inganno dà il via ad una serie di noir ambientati nella fittizia isola di Doggerland, anche se, a quanto pare, si tratta di una porzione del continente europeo realmente esistita durante l'ultima era glaciale, nella parte meridionale del Mare del Nord, come antico collegamento tra Gran Bretagna e Scandinavia. A Doggerland si conoscono un po’ tutti: potremmo definirla un’ambientazione provinciale - oltre che cupa e senza dubbio suggestiva a cavallo tra modernità e tradizione - dove i segreti non lo sono mai fino in fondo, e i suoi abitanti sono di grande aiuto nelle indagini per la detective Eiken, protagonista non particolarmente originale ma piuttosto empatica e interessante. Single, quasi cinquant’anni, segnata da un dolore difficile da metabolizzare, Karen Eiken abusa di alcol, fumo e sesso occasionale, una condotta che la espone inevitabilmente ai cattivi commenti di molti dei suoi concittadini, e che si vanno ad aggiungere a quelli sessisti dei colleghi. Ma lei è un osso duro: incassa (quasi) con eleganza, e continua per la sua strada con passione e tenacia, anche quando le speranze di risolvere un caso sembrano affievolirsi con il trascorrere del tempo. Il tratto forse più interessante della sua personalità è la capacità di fidarsi, di offrire rifugio a chi, come lei, è profondamente segnato: durante il romanzo (come è capitato in passato con il suo randagio peloso Rufus) vedremo la sua porta aprirsi per Sigrid, giovanissima ragazza in conflitto con la famiglia, e per Leo, un senzatetto ex leader di un gruppo musicale, che sotto la sporcizia e la folta barba, nasconde un fascino rude. La Adolfsson scrive bene: abbonda nei dettagli, tratteggia bene gli ambienti e tutti i personaggi, sia principali che secondari; l’andamento del romanzo è forse pacato rispetto ad altri del genere, ma gli indizi sono chiari (forniti soprattutto attraverso dei flashback che riportano indietro il lettore al 1970, e alla presenza di una comune hippy osteggiata dai doggerlandesi) e non mancano i colpi di scena. Vedremo che altre sorprese ci riserverà.

 


 

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