Ingrossare le schiere celesti

Ingrossare le schiere celesti
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Cevenne, Francia meridionale. Gus è un uomo schivo, che vive da solo nella sua fattoria isolata, in mezzo ai boschi di Les Doges e raramente, quando deve fare delle compere, sale sul suo trattore per andare nella frazione di Grizac. A cinquant’anni non ha mai avuto una donna e i suoi genitori sono morti che era un bambino, in circostanze tragiche e violente. Una vita dura la sua, con la sola compagnia del cane Mars che lo segue ovunque. Uniche visite quelle del vecchio Abel, proprietario della fattoria confinante. A volte i due si ritrovano per darsi aiuto reciproco nei campi e con gli animali e poi bere un bicchiere di vino, ma senza scambiarsi troppe parole inutili. Un giorno d’inverno, mentre Gus sta cacciando nei boschi, sente dei colpi d’arma da fuoco e delle grida. Provengono dalla direzione in cui si trova la fattoria di Abel ma, una volta arrivato sul posto, la trova deserta e, sulla neve, una macchia di sangue. Il vicino ricompare più tardi, nervoso e più strano del solito. Da quel momento, i rapporti tra i due diventano sempre più tesi e persino in paese l’atmosfera è diversa, anche a causa della presenza di un gruppo di strani predicatori. Il vecchio contadino sembra avere dei segreti, degli scheletri nell’armadio e Gus, anche se non vorrebbe saperne niente, vi si trova immischiato suo malgrado sempre più. Ma il segreto e la bugia più grande devono ancora essere scoperti e confessati e, per il povero Gus, saranno rivelazioni terribili, sconvolgenti e pericolose…

Dimostrazione, questo romanzo, di come la vita, o il destino, possano essere crudeli, accanendosi su di una misera esistenza che non sembra aver chiesto niente di più che di essere lasciata in pace. Gus, già da bambino, ne ha passate tante, ma il futuro per lui ha in serbo un’amara sorpresa. La crudeltà dell’uomo va a rinforzare l’esercito della cattiva sorte e solo gli animali della fattoria sembrano possedere quell’anima che agli abitanti di Grizac manca. Il dio dei cristiani, quando c’è, resta nei cieli ad attendere che le sue schiere celesti vengano ingrossate dai defunti. Il romanzo di Bouysse ci trascina in un mondo duro, freddissimo e cupo. La Francia della Tourre Eiffel e dei salotti parigini è lontanissima. I boschi brumosi, innevati di Les Doges evocano invece i romanzi di McCarthy e l’America di Faulkner. La vita di Gus è un continuo scivolare verso il basso e verso un inferno che non ha chiesto ma che bussa alla porta della sua fattoria. La narrazione ci trascina sempre più in profondità nel passato di quest’uomo solo e poi spinge sul finale, accelera improvvisamente per darci il colpo di grazia. Lo stile di Bouysse è impeccabile, giustamente paragonato alle atmosfere di Simenon e Hitchcock. Le scene più macabre si stemperano con pennellate poetiche, che danno spessore alla trama. Il sospetto è il demone re di questa storia, simile a un alleato divino ingaggiato per portare anime verso un paradiso che alla fine si svela, come nelle favole più belle.

LEGGI L’INTERVISTA A FRANCK BOUYSSE

 

 

 

 
 
 
 

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