Innamorarsi di una milanese

Innamorarsi di una milanese
“La prima volta che ho parlato con una ragazza di Milano, mentre rispondevo alla sua prima domanda, lei formulava la seconda. Mentre rispondevo alla seconda, lei formulava la terza. Mentre rispondevo alla terza, lei parlava con un altro da un’ora”. Cosa può fare il giovane venuto dal Sud per non lasciarsi prendere dalla disperazione di fronte alla giovane e avvenente milanese? Rapidità (“rapidità è la cosa più importante, a Milano”) e affidarsi a una guida pratica per affrontare tutte le fasi, tutti i casi, tutte le situazioni possibili (o almeno quelle preventivabili) della relazione Meridionale-Milanese. Partiamo dall’approccio, ovvero la fase che va dall’avvistamento al primo bacio, con l’utilissima avvertenza che se una milanese esce con te, questo non sta a significare proprio un bel nulla, non montarti la testa. E per quanto riguarda il sesso, tieni conto della differenza sostanziale tra le meridionali e le milanesi: per le prime il sesso è un punto di arrivo, una decisione, è ri-conoscenza, per le nordiche è un punto di partenza, un’informazione per decidere, è conoscenza. Poi c’è la relazione vera e propria, governata dal “circolo dell’amore guerreggiato”, e in cui è buona cosa sapere la grande differenza che corre tra Napoli e Milano nell’affrontare il tempo libero insieme, la pizza insieme, le festività insieme, lo scrivere d’amore e anche il mettere fine all’amore (è possibile trasformare un amore in amicizia?). E come esercitazione finale, summa e applicazione alla coppia meridional-milanese di quanto finora dimostrato, la “griglia della percezione tacita” e la conseguente elaborazione del “Piano d’azione di coppia”: “I partner si incontrano per la revisione del Piano d’azione una volta al mese. Fino a quando si lasciano”...
Eccolo, in conclusione, il messaggio salvifico: se può sopravvivere alle difficoltà delle differenze sentimental-culturali nord-sud, l’amore non può certo sopravvivere a una guida, a un manuale, a un piano d’azione. Lo sa bene Massimo Lolli, nativo di Portici (NA), manager nell’ambito delle risorse umane a Milano prima, a Vicenza poi, profondo e produttivo nord, in cui ha ambientato i suoi romanzi (a portarlo al successo come scrittore e sceneggiatore Volevo solo dormirle addosso). E sa bene anche di andare a colpo sicuro con questo volumetto che ha l’ambizione (spesso davvero solo l’ambizione) di essere comico-umoristico, parlando di vita di coppia e delle più o meno stereotipate differenze di costume tra nord e sud (l’80% dei monologhisti comici ci vive, di questo). O sarebbe meglio dire “sapeva bene”, dal momento che la prima edizione del manuale (una breve prefazione è l’unica aggiunta a quest’ultima) risale al ’95, e magari l’argomento non era ancora stato tritato, spolpato e centrifugato da centinaia di puntate televisive moltiplicate per un numero indefinito di programmi sedicenti comici. Con relative derive nel mondo editoriale. Eppure un argomento fresco rimane, un’idea non appieno valorizzata: si perde tra le righe, gli schemi e le tabelle, l’occasione di elevare il grado di comicità, e magari anche di riflessione, che non guasta mai, mettendo a nudo il rischio di affrontare con la logica della gestione delle risorse umane e del capitale umano la totalità delle relazioni, anche quelle con la R maiuscola come gli amori. E che forse è già molto più di un rischio.

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