Inseguendo un’ombra

Inseguendo un’ombra
Samuel ben Nissim Abul Farag è un ragazzino sveglio e intelligente, e cresce imparando da suo padre rabbi Nassim tutto quello che c’è da sapere della misteriosa Qabbalah e degli altri libri dell’Ebraismo. Nella judecca al limitare di Caltabellotta, provincia di Agrigento, nella metà del XV secolo l’arabo e il siciliano sono le parlate correnti, ma a quindici anni lui conosce già il greco, il latino, il caldeo e l’aramaico, particolarmente portato com’è ad apprendere non solo la lingua ma anche usi e costumi dei popoli. Samuel è anche dotato di una astuzia fredda e calcolata, capace di fargli cogliere in ogni circostanza le occasioni giuste nel proprio interesse, o togliersi dai guai nei quali si trova ogni tanto per via dei suoi traffici economici o privati. Per ottenere ciò che vuole non esita davanti a  nulla: affetti familiari da dimenticare, religione dei padri da tradire, leggi da trasgredire. Presto diventa un ebreo convertito e cambia nome, meritandosi così lo sprezzo della sua gente e la maledizione di suo padre; quindi diviene uno dei migliori predicatori del momento, abile come nessuno nell’arte meravigliosa e diabolica della parola, che usa per perseguitare i suoi ex correligionari. E breve diventa il passo per arrivare a Roma, fino al papa, protetto dai più potenti prelati, ricco, potente e rispettato. Spietato non esita mai, con la vita gioca sempre al rialzo fino ad un oscuro “incidente” che lo porta a cambiare ancora identità, e poi in Germania e quindi presso le corti toscane, e poi a fare da precettore al conte Pico della Mirandola, e poi ancora …
Nel 1980, Andrea Camilleri, leggendo l’introduzione di Leonardo Sciascia ad un catalogo di una mostra di un suo amico  pittore, si imbatte nella figura di Flavio Mitridate, un ebreo siciliano vissuto nel XV secolo, personaggio assai singolare che pare aver vissuto diverse vite e la cui biografia non risulta sempre chiara dalle fonti. Certo fu uomo coltissimo, nonché particolarmente versato nelle lingue e a lui infatti si devono importanti traduzioni dall’ebraico e non solo. Un personaggio sfuggente come un’ombra, appunto, e Camilleri in un lavoro che non è propriamente né una biografia né un romanzo storico, questo fa: inseguire un’ombra tentando di raccontarcela, colmando le lacune delle fonti con la sua immaginazione di abile e appassionato narratore. In alcuni capitoli in corsivo, inframezzati al racconto, l’autore dialoga col lettore e spiega i fatti come risultano dai documenti (c’è anche un’utile bibliografia in aggiunta) e come lui li ha interpretati e completati, ma senza mai assumere un tono cattedratico o didascalico. A differenza dei romanzi precedenti dello stesso genere manca quell’ironia divertita alla quale siamo abituati, ma la narrazione sempre fluida e la storia intrigante ne fanno sempre una lettura imperdibile per chi ama il Camilleri “storico”. Una piccola nota personale: è stata una piacevole sorpresa scoprire che tra i più importanti protettori di Mitridate sia citato il vescovo Cybo, l’unico vescovo della mia città, Molfetta, a varcare il soglio di Pietro.

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