Per interposta persona

Per interposta persona

David, nella Londra anni ’60, è un promettente docente universitario, prossimo ad avere assegnata, in anticipo su altri colleghi, una cattedra definitiva. Si occupa di welfare, è metodico, appassionato di arte, musica, donne. Studia, si aggiorna, prepara le sue lezioni in maniera quasi maniacale perché risultino imperdibili per gli studenti. Tra loro, Lynn, leggermente invaghita di lui (come molte studentesse) e Philip, leggermente invaghito di lei. Un giorno, durante una lezione, il ragazzo ha un malore e accompagnandolo in ospedale David scopre che si tratta di qualcosa di più di una cotta: per amore (non corrisposto) Philip si sta lasciando morire di fame. Qualcosa, nella storia di questo ragazzo solo con una madre indurita dalla vita, smuove l’animo del professore che decide quindi di fare il Galeotto. Ben presto quest’idea cozza contro due scogli via via più definiti: la timidezza estrema di Philip, che difficilmente riesce a condurre un serrato corteggiamento verso l’amata, e la fiera resistenza di Lynn che mostra al contrario una propensione sempre più forte verso David. Il quale, dal canto suo, comincia a provare per i due ragazzi sentimenti ambigui: la ragazza, gli è davvero così indifferente? Come spiegare quella punta di gelosia che lo prende a volte? E Philip, così in balia degli eventi, gli è davvero così caro?

Una storia amara, questa, rievocata dal protagonista ormai anziano. Una storia nella storia quindi, perché la rievocazione dimostra che è rimasta una cicatrice profonda. Il professore e i due studenti, un triangolo anomalo considerato che i tre hanno quasi la stessa età. Amori incompiuti, impossibili, in ogni caso tragici, si intrecciano in questa geometria sul cui sfondo campeggia, incombente, un trittico di Francis Bacon. A interrompere il puro intreccio narrativo, qui e là, le digressioni artistiche e il tentativo di seguire gli amori effimeri del protagonista. Tutto è tenuto insieme da uno stile piuttosto asciutto, senza fronzoli; anche i personaggi, piuttosto che essere descritti, si scoprono coi loro dialoghi, come sulla scena teatrale. Ritroviamo, così, caratteristiche originali della scrittura di Familiari mentre viene un po’ meno, rispetto ad altri romanzi, la tensione narrativa. La trama, infatti, parte da un presupposto ambiguo (il desiderio del professore di combinare l’amore tra i due studenti), si arrotola su sé stessa e infine scivola in un finale che è davvero un po’ pretenzioso. Il valore della storia è comunque molto chiaro, i personaggi sono ben definiti e i due protagonisti maschili sono perfettamente speculari, l’eroe romantico Philip contro il pragmatico cerebrale David. Ma davvero in amore esistono vincitori e vinti?

 


 

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