Interrogative mood

Interrogative mood
Una profusione di punti di domanda e di perché che spaziano in ogni ambito dello scibile umano: dalle conoscenze storiche (“Sai che tra gli indiani d’America le donne allattavano i figli al seno fino ai 5 anni?”) alle curiosità letterarie (“Ti sei mai interrogato sui racconti rubati nella valigia di Mister Hemingway al binario di una stazione di Parigi?”), dalla prima esperienza sessuale alle lezioni per andare in bicicletta fino al misterioso fascino delle cheerleader che svanisce se le guardi troppo da vicino. Una valanga di enigmi che danno vita a uno zibaldone ricco e particolareggiato, che mescola senza un filo logico apparente tutti i livelli dell’esistenza, dai bisogni fisiologici (“Qual è la tua pietanza preferita?”) alle più elevate elucubrazioni sul senso della vita (“Puoi dire con certezza di avere amato?”)...
Si può scrivere un libro composto unicamente di domande? E quanto tempo saresti disposto a concedere a una tale pubblicazione? Fino a quanti punti interrogativi consecutivi riesci a sopportare prima di spazientirti? 
Tutti quesiti che è opportuno porsi, quando ci si accinge ad affrontare Interrogative mood di Padgett Powell: 137 pagine in cui troverete solo e unicamente frasi interrogative. Questo strampalato e divertente libro sottopone il lettore a un vero e proprio bombardamento a raffica, che scatena ricordi e idee: impossibile leggere più di dieci righe di fila senza fermarsi a rimuginare sul proprio passato e sul proprio comportamento. Siamo persone che hanno rinunciato ai nostri sogni? Desidero mai davvero essere qualcun altro e come mai? Perché ho perso di vista quell’amico a cui tenevo e chissà che fine ha fatto, e meglio non fantasticare su cosa sarebbe successo se quel giorno avessi seguito l’istinto e non la paura. Sono tante le considerazioni che gli interrogativi di Powell portano a galla, alcune serie, altre scherzose, grazie a un gusto per il gioco di parole e per l’assurdo che fa riflettere e al tempo stesso sorridere, specialmente quando sfocia in quesiti stile Marzullo (“Se si potesse dire che nutri sia speranze che timori, diresti di avere più speranze che timori, o più timori che speranze?”). Un mix tra il flusso di coscienza di James Joyce e un quadro astratto, una lettura davvero originale che va presa per quello che è: un libro da tenere sul comodino e gustare a piccole dosi, tenendo ben presente che, mai come in questo caso, è il lettore che scrive il libro, arricchendolo con le sue impressioni, il suo vissuto e la sua fantasia. Perché Powell interroga: ma siamo noi a rispondere.

 

 

 

 
 
 
 
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