Introduzione a una sociologia del cinema

Introduzione a una sociologia del cinema
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Il cinema offre davvero alle donne, come immagina Emilie Altenloh, un’opportunità per fuggire alle faccende domestiche? La storia di un film, Al cinematografo guardate… e non toccate, si basa sulla presenza di giovani donne benestanti venute da sole a vedere lo spettacolo. All’epoca è pressoché inconcepibile che una spettatrice assista da sola a un’opera teatrale o a un concerto. L’ipotesi avanzata dalla sociologa tedesca sembra sostenuta e confermata nel caso della Gran Bretagna, dove un discreto numero di pubblicazioni insiste sull’indipendenza conquistata dalle donne che hanno il coraggio di portare i propri bambini a vedere un film e sulla presenza assidua di famiglie modeste con tutta la loro prole, ma questo tipo di considerazione generica non è una prova. Un indizio più serio è la produzione e la diffusione da parte della British Pathé di un cinegiornale settimanale, la “Revue filmée d’Ève”, le cui rubriche sulla moda, i vestiti e il trucco non possono che interessare in particolare un pubblico femminile. Il target di riferimento è chiaramente la classe media, non si parla né della vita domestica né di operaie, a meno che non si tratti di sarte. Si tratta di eccezioni talmente rare da essere segnalate sulla stampa? Oppure le inglesi e forse le tedesche hanno, più o meno nel primo quindicennio del ventesimo secolo, una libertà di comportamento sociale di cui le altre donne non godono?

Pierre Sorlin è uno storico e critico francese di chiara fama che non solo conosce benissimo l’Italia ma che, dopo alcune monografie sul suo Paese e sull’URSS, cui si è dedicato circa mezzo secolo fa, si è via via sempre più concentrato sul rapporto fra cinema e storiografia: a suo dire infatti il film assume sovente il ruolo di testimonianza e mezzo d’indagine sulla storia sociale – materia che ha insegnato in varie università –, sulle vicende del Novecento, che inizia quando il cinema, che è sempre rivolto al suo tempo anche quando vola con l’immaginazione in altre epoche, è una creatura di pochi anni d’età, e in generale sulla produzione e fruizione delle immagini nella contemporaneità. In questo volume, che è una vera e propria riscrittura della sua Sociologia del cinema di quarant’anni fa, perfetta per quell’epoca ma oggi, in un mondo completamente diverso, dal punto di vista del contesto, degli strumenti di analisi del reale, delle problematiche emerse, a dir poco anacronistica, Sorlin sviscera in ogni singolo dettaglio e valenza, anche economica, commerciale, culturale, storica e politica, il fenomeno dell’umana esperienza collettiva di rinchiudersi in una sala per assistere alla rappresentazione, su uno schermo talmente grande che un occhio lì riprodotto può essere più grosso di un intero spettatore, di una vicenda, ponendo domande (di chi sono i film?, che cos’è andare al cinema?, quale rapporto con il “reale”?, come si vedono i film?...), e fornendo, anche quando ribadisce che in realtà il suo compito non è certo quello di infondere la verità, esaurienti risposte, con uno stile comprensibilissimo.



 

 

 

 
 
 
 

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