Inventare se stessi

Inventare se stessi

Scriveva Shakespeare a proposito di adolescenza: “Sarebbe bene che l’età degli uomini dai dieci ai ventitré non esistesse, o che la gioventù dormisse, perché non fanno altro, in quest’età, che pensare ad ingravidar ragazze, fare ogni sorta di soprusi ai vecchi, rubare ed azzuffarsi tutto il tempo”. Ma cosa succede veramente nel cervello degli adolescenti? Cosa li spinge ad avere comportamenti diversi da quelli degli adulti? E soprattutto, quando inizia l’adolescenza? Nel secondo ventennio di vita, come affermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, o al comparire dei primi cambiamenti biologici della pubertà? Di certo c’è che chiunque abbia per casa un adolescente si pone spesso domande su come affrontare i cambi repentini di umore, i mutismi ostinati o la rabbia che esplode improvvisa; come è altrettanto vero che, una volta diventati adulti, si tende a dimenticare di aver affrontato anche noi questa sorta di rito di passaggio, con le stesse insicurezze e le stesse scelte azzardate che riconosciamo oggi nei nostri figli. Per millenni gli adolescenti sono stati rappresentati attraverso stereotipi – ne scriveva persino Socrate (“I giovani oggi amano il lusso. Hanno cattive maniere, disprezzano l’autorità; mostrano scarso rispetto per gli anziani e adorano chiacchierare invece di esercitarsi”) – e per altrettanto tempo ci si è chiesto perché seguissero comportamenti che si possono riconoscere come tipicamente “adolescenziali”, attribuendoli ai cambiamenti nei livelli di ormoni o alle trasformazioni sociali postpuberali. Oggi sappiamo che questi comportamenti riflettono uno stadio importantissimo dello sviluppo cerebrale. L’adolescenza non è un’aberrazione. “È una fase cruciale sulla via per diventare individui ed esseri umani sociali” e il comportamento dei giovani, per quanto apparentemente irrazionale, ci permette di scoprire come alcuni cambiamenti nella “fisiologia del nostro cervello si riflettono nelle cose che facciamo e determinano quali persone saremo da adulti”...

Membro ricercatore della Royal Society University e docente di Neuroscienze cognitive presso lo University College di Londra, Sarah-Jayne Blakemore è autrice di oltre cento articoli scientifici, ha vinto numerosi premi ed è una delle quattro scienziate inserite nei 100 Makers of the 21stCentury del “Sunday Times” nel 2014. In questo interessantissimo saggio la Blakemore spiega – con uno stile ed un linguaggio che rendono l’opera accessibile anche ai non addetti ai lavori – come i luoghi comuni che per secoli hanno caratterizzato gli adolescenti rispecchiano in realtà una fase importante dello sviluppo cerebrale in quello che può essere descritto come il lungo viaggio per diventare adulti. Attraverso gli studi condotti utilizzando le immagini a risonanza magnetica (MRI) si è visto che la struttura del cervello subisce, infatti, notevoli cambiamenti durante l’adolescenza, ed è possibile interpretare il comportamento caratteristico dei giovani in funzione di tali mutamenti. Ed è, questa, una conquista importante anche per comprendere meglio i nostri ragazzi. È il periodo in cui si forma il senso del sé e tutti i sistemi cognitivi che riguardano l’interazione con gli altri, l’accettazione sociale e la preoccupazione per l’immagine che gli altri hanno di noi. È la fase della vita in cui l’amicizia e l’influenza dei coetanei sono determinanti e in cui incontenibile è lo stimolo a esplorare il mondo, a sperimentare novità. Anche noi ci siamo passati, molto tempo fa, non dimentichiamolo quando ci imbattiamo nelle stranezze dei nostri ragazzi: il cervello degli adolescenti non ha nulla di sbagliato. “L’adolescenza è un periodo della vita in cui il cervello cambia profondamente: sta a noi comprenderlo, coltivarlo e onorarlo”.



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