Io e lei

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Purtroppo è stato un pediatra. Un semplice pediatra che si occupa di febbri di bambini, di vaccinazioni, di nasi che colano, dermatiti e placche alla gola. Si aspettava qualcosa di più, ecco, voleva un’entrata in scena più trionfante. Che chi la riconoscesse, chi, finalmente, la facesse affiorare poderosa fosse un super luminare che non perde tempo con banali malattie, ma che, magari, ci perdesse la notte su di lei, ne fosse fissato. Avrebbe voluto un neurologo, per cominciare. D’altra parte, è ben consapevole del potere che ha, si rende conto che il solo suo nome scatena brividi e frasi di scongiuro. E ne gode. Si nutre della paura, si eccita e si gongola della sua capacità di essere così: nascosta e nello stesso tempo invadente, costante ma con manifestazioni improvvise, difficile da scovare, impossibile da eliminare, imprevedibile. Invece no: un medico qualunque ha ordinato una risonanza magnetica, alla luce di un ennesimo addormentamento del braccio della sua ospite, giusto così, per verificare. E lì è stato tutto un eccitamento. L’hanno trovata, l’hanno diagnosticata, anche se questo ultimo termine le piace poco. Sclerosi multipla. Al solo ricordo della paura della sua ospite, riprova ancora quella meravigliosa sensazione di potenza. Un orgasmo puro. Ed è stata fortunata perché la sua ospite è una ingenua, diciamolo. Una persona che crede nell’amore, nella volontà, nel romanticismo, nella poesia, addirittura. Figuriamoci le grasse risate che si è potuta fare in tutti questi anni, nutrendosi delle sue illusioni e, nello stesso tempo, provocandole spasmi, cadute, formicolii...

Fiamma Satta, nota giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica, sceneggiatrice, scrive un romanzo che difficilmente vi lascerà indifferenti. La protagonista, assoluta, è la Sclerosi Multipla, malattia demielinizzante di cui l’autrice è affetta da diversi anni e che le fu diagnosticata nel 1993 (ma forse presente da sempre, chi lo sa). Con voce prepotente, cattiva, maleducata la Sclerosi Multipla diventa un vero e proprio personaggio, il Personaggio, con una sua identità malvagia, sadica, che si esprime a parolacce, che manda a farsi fottere la sua gentile ospite -Fiamma Satta- ma anche noi lettori. E se all’inizio può risultare quasi fastidiosa la lettura tanto da avere la tentazione di rifiutarla, ecco, ci siamo: pensate che senso di rigetto si possa avere nell’essere costretti a convivere con una malattia simile, che non vi lascia tregua giorno e notte, e che non è come leggere un libro che potete chiudere quando volete. Tutti coloro che hanno avuto esperienza di malattie degenerative, invalidanti, sia in prima persona che indirettamente tramite un familiare, lo sanno bene. Ci si ammala tutti, almeno all’inizio. Ma poi - e questo credo sia il fine nobile e vero del libro - si deve imparare l’accettazione. L’autrice ci insegna che ogni cosa va presa ed accolta, con cura, con rispetto, con accettazione, anche le cose brutte, e le cose molto brutte. Accettazione dell’ammalato e di chi gli sta intorno. Non è un percorso semplice, ma va fatto. Con fatica e con amore. Bellissima anche la copertina, che riporta un dipinto di Edward Hopper.



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