Io, per fortuna c'ho la camorra

Io, per fortuna c'ho la camorra
Ore 3. Un boato squarcia la notte: è saltata la serranda di un supermercato che non voleva pagare il pizzo. Da domani lo farà, magari abbassando di 50 euro al mese lo stipendio dei commessi. Ore 4. Un malavitoso, che ha venduto una moto rubata a un negoziante, ora la ruba a sua volta per riprendersela e farla sparire. Quella moto era servita per un omicidio, e lui ha sbagliato a venderla. A nulla serve che il negoziante si lamenti con un boss. Ore 5. La moglie di un 'parcheggiatore' di barche di via Caracciolo finito in galera per una brutta storia di estorsione e sequestro di bambini deve trasferirsi a Castelvoltuno, dove subisce uno stupro di gruppo da parte di tre bulgari: la vendetta della camorra non tarderà. Ore 6. La vita nei quartieri dove regna la camorra anziché lo Stato assume una parvenza di normalità: girano soldi, c'è addirittura un simulacro di giustizia, la microciminalità è tenuta a freno. Le forze dell'ordine tentano di combattere, ma hanno armi spuntate: come in un paradossale loop, arrestano sempre le stesse persone per gli stessi reati, i giudici le tirano fuori di galera in men che non si dica, e si ricomincia. Ore 7. A Sessa Aurunca gira troppo 'fumo' tra i liceali, e su pressione dei genitori la polizia fa controlli sempre più frequenti. La cosa disturba i traffici della camorra, che mette su una squadra 'punitiva' che gira per gli istituti scolastici della cittadina per picchiare selvaggiamente gli studenti più 'accannati' e dissuadere gli altri dall'esagerare con il vizio dell'hashish. La situazione si normalizza, i posti di blocco spariscono. Ore 8. Un poliziotto mortuario di Napoli in pensione lavora in uno sfasciacarrozze. Dopo una vita passata a raccogliere i morti ammazzati, ora i morti ammazzati ogni tanto li schiaccia assieme alle carcasse di automobili per farli sparire. Chissà dove finisce quella latta riciclata sporca di sangue e viscere. In qualche barattolo, magari. Lui per questo i pomodori li mangia solo presi dalla terra direttamente...
"Ma gli italiani lo sanno che esistiamo? Lo sanno che ci sono posti come Mondragone, Casale di Principe, Villaggio Coppola, Frattamaggiore?" No, Sergio, fa male dirtelo, ma gli italiani non lo sanno. Persi dietro all'ennesimo luogo comune o a qualche ordinaria disinformazione/omertà, gli italiani hanno in testa un'immagine stereotipata della malavita organizzata meridionale e della sua geografia: fuori da Napoli, Palermo, Locri, Corleone, hic sunt leones. Così nessuno sa che la camorra della provincia di Caserta è una delle più sanguinarie e potenti, che Caserta batte tutti i primati negativi sulla qualità di vita, che il 43% dei siti avvelenati d'Italia è in Campania, che milioni e milioni di tonnellate di rifiuti tossici interrati illegalmente in questo territorio lo hanno reso il più colpito dai tumori in Italia (dati Organizzazione Mondiale Sanità), che che a Mondragone - feudo elettorale di Mario Landolfi, deputato di AN ed ex ministro - c'è una base NATO segreta scavata nelle viscere delle montagne e forse utilizzata da latitanti. Che si vive tra le bombe, le fucilate, le coltellate, il precariato selvaggio, le file interminabili di prostitute lungo la Domiziana. Mentre a un semplice adolescente, solo per stare seduto al bar e vigilare che non si veda troppa polizia in giro, i boss danno 800 euro al mese fissi, tredicesima e quattordicesima. Quasi quello che guadagna un carabiniere per rischiare la vita ogni giorno su automobili vecchie e scassate. Prendendo in prestito la scansione 'in tempo reale' di un celebre telefilm statunitense, Sergio Nazzaro, giornalista da sempre interessato - anche per ragioni personali, perché è nato e cresciuto in provincia di Caserta - a descrivere la vita ai tempi della criminalità organizzata, racconta una giornata-tipo, una giornata-simbolo fatta di 24 ore/storie di quotidiana camorra, un campionario di orrori e miserie che lo porta da Mondragone all'Australia, un puzzle di diversi linguaggi (reportage, racconto, pamphlet, intervista) perfetto per descrivere la polifonia di una situazione ormai compromessa. Un clone di Gomorra di Roberto Saviano? Ragazzi, per carità, mettersi a fare una polemica di questo tipo di fronte a un argomento simile è come discutere della qualità sartoriale delle uniformi dei soldati durante una guerra di trincea. Finiamola. Di solito, quando si parla di libri del genere, si loda il coraggio degli autori, e la loro denuncia diventa nella penna dei recensori un segnale di cambiamento, di riscossa, di speranza. A me leggere queste pagine ha fatto fiorire nel petto solo una cupa disperazione, un dolore come un livido dentro, come quando ti danno una brutta notizia. E la paura di aver perso. La certezza, quasi.

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