Io no! ...O forse sì

Io no! ...O forse sì
Tutti hanno un segreto. Qualcosa di terribile, di vergognoso. Quello di Steven è veramente brutto. È un ballerino. Di square-dance. E balla con la mamma. E non una volta ogni tanto. Tutte le settimane. Le donne indossano morbide gonne a quadri che si sollevano da una parte e dall’altra, e gli uomini portano camicie da cowboy in colori coordinati. Sembrano evasi da una scuola per clown. Tutti danzano. Addosso ognuno di loro ha una grossa targhetta di plastica. A forma di nota musicale. Dove c’è scritto il nome. Ma poi si usano anche i soprannomi. Quello di Steven è Vecchio Mio. Eh sì, perché a parte la madre è l’unico che non ha avuto bisogno da tempo di mettere la dentiera. È un segreto, quello di Steven, che sa solo la sua migliore amica, Rachel, socialmente impegnata sin dalla culla. Gli altri non devono sapere. Soprattutto i compagni di scuola. E Steven deve proprio correre a scuola, rischia di far tardi. Ha il foglio rosa, e la madre lo fa guidare veloce come una lumaca con la sciatica. Deve fare duecento ore di pratica prima di poter tentare l’esame per la patente. Un tormento. In ogni modo, arriva in aula trafelato, ma il professore di educazione alla salute non c’è. Lo sostituisce il professor Bowman. Alto. Ben vestito. Venticinque anni. Fisico da culturista. Capelli scuri. Occhi blu. Sorriso ipnotico. Pantaloni aderenti. Camicia un po’ sbottonata e maniche rimboccate. Ce l’ha davanti. Steven siede al primo banco. Si sorprende a guardarlo. E si chiede perché. Non sarò mica gay?, si domanda. Ma no, si risponde. È solo un osservatore attento. Come Galileo. E nessuno ha mai pensato che Galileo fosse gay. Certo, lui ha una passione per Superman, conserva sotto il letto cataloghi di intimo maschile, non è mai uscito con una ragazza e ogni tanto gli capita di finire su qualche sito internet con foto di uomini nudi, ma questo non lo rende affatto gay, figuriamoci…
Cresci e ti senti anormale. Strano. Sbagliato. Diverso da tutti gli altri. Perché ti piacciono cose diverse. Persone diverse. E tu non puoi farci niente, perché i gusti non si scelgono. Puoi solo sperare che l’ambiente che ti circonda non ti respinga. Ma non sai che dire. Come dirlo. Non sai con chi parlare. Ti senti soffocare. E poi hai paura. Tanta. Paura che chi ti vuole bene smetta di farlo. Che si senta deluso. Che non ti capisca, e comunque effettivamente può solo immaginare, non capire, perché quello che provi lo sai solo tu. Paura che ti tocchi passare una vita nascosta, chiuso in camera ad abbracciarti da solo, perché ci sarà sempre qualcuno che ti segnerà a dito, nella migliore delle ipotesi. Che non troverai mai l’amore. Che non potrai avere quello che hanno tutti gli altri. Che non è niente di speciale, ma è il bello della vita. Ma poi prendi coraggio e consapevolezza. Il coming out – “uscire allo scoperto”, letteralmente dall’armadio (cosa diversa è l’outing, anche se molti fanno confusione coi termini: l’outing è la rivelazione delle altrui preferenze) – spesso e volentieri è una liberazione: Steven è un personaggio di fantasia, ma l’autore ci ha messo del suo, di quando era adolescente e doveva accettare la verità che si ostinava a negare e a negarsi. E ha scritto un libro allegro, gioioso, ottimista, divertente, brillante, frizzante, a tratti esilarante, ma pure commovente, in certi momenti. Perché ti viene voglia di abbracciarlo, Steven, e tutti quei ragazzi che sono spaventati. E dire loro che va tutto bene.

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